Droghe leggere legalizzate: per lo Stato un risparmio tra 6 e 8 miliardi

Droghe leggere legalizzate per lo Stato un risparmio tra 6 e 8 miliardi

Meno spese per ordine pubblico e carceri, maggiore gettito fiscale e prodotto più sicuro: uno studio dall’università di Messina spiega perché l’antiproibizionismo è un buon affare

Vi invitiamo a leggere questo articolo di Valori.it che spiega uno studio pubblicato dall’Università di Messina, sugli effetti positivi che le droghe leggere legalizzate delle potrebbero portare in Italia.

Per avere un ordine di grandezza: il reddito di cittadinanza tanto sbandierato dal governo Conte ha richiesto poco più di 4 miliardi di euro di spese. Ebbene, un’eventuale legalizzazione delle droghe leggere produrrebbe un beneficio netto per lo Stato anche maggiore: tra 6 e 8 miliardi di euro.

I legislatori non possono certo dire di non conoscere questi numeri, perché sono stati presentati, ormai tre anni fa, proprio alla Camera da Ferdinando Ofria, professore associato di Politica economica dell’università di Messina. Mai come nella precedente legislatura infatti l’Italia era arrivata vicina a permettere una legalizzazione della cannabis. 218 fra deputati e senatori, riuniti in uno specifico intergruppo parlamentare, avevano firmato una proposta di legge. Rimasta, nonostante tutto, lettera morta.

Le voci considerate

Il calcolo di Ofria, spiegato nell’audizione alle Commissioni Giustizia e Affari Sociali, non è difficile da comprendere. Altro non è che un’analisi costi-benefici (e di questi tempi, dopo la querelle-Tav del ministro Toninelli, il termine dovrebbe essere ormai di ampio dominio). Da un lato, tra i costi connessi a un’eventuale liberalizzazione, sono state considerate due voci:

  • le maggiori spese sanitarie di cura e disintossicazione,
  • i costi legati alla regolamentazione del nuovo mercato legale(struttura dell’agenzia per la gestione di produzione e vendita, controllo sul rispetto della legislazione, campagne di informazione per i consumatori).

Dall’altro lato, vengono conteggiati i risparmi:

  • una riduzione delle spese di repressione,
  • un maggiore gettito fiscale,
  • una migliore qualità del prodotto venduto,
  • un contrasto alla criminalità organizzata.

Il Colorado insegna: nessun maggiore costo

Sul fronte delle maggiori spese da prevedere, si è fatto riferimento all’esperienza del Colorado. «Lo Stato americano, nel 2014, ha introdotto una regolamentazione simile a quella proposta dall’intergruppo parlamentare» spiega Ofria. «I risultati empiriciverificati in quel caso hanno smentito che ci siano aumenti nei consumi di droghe leggere in seguito alla legalizzazione, né ha mostrato aumenti significativi nei costi sanitari».

L’indagine statistica era stata condotta dal Dipartimento per la Salute Pubblica e l’Ambiente dello stato del Colorado: ad essere coinvolti, 17mila ragazzi delle scuole medie e superiori. Lo studio aveva registrato un numero di studenti che avevano fatto uso di cannabis nel 2015 minore rispetto alle precedenti indagini del 2009 e del 2011 effettuate nello stesso Stato. Negli ultimi 30 giorni prima dell’intervista, solo il 21,2% ha consumato marijuana nel Colorado, stessa percentuale riscontrata negli altri stati USA (21,7%) dove il mercato della cannabis non è legale.

Anche per quanto riguarda i costi per regolare il nuovo settore, non sono stati registrati aumenti rilevanti: «quantitativamente – spiegava Ofria ai parlamentari – possono essere assimilati a quelli sostenuti per il controllo pubblico del consumo di tabacco e sigarette».

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