USA all’ONU: la cannabis va considerata come gli altri prodotti agricoli

USA all'ONU la cannabis va considerata come gli altri prodotti agricoli

Il governo degli Stati Uniti si rivolge alle Nazioni Unite: la cannabis deve essere considerata come gli altri prodotti agricoli. La proposta è arrivata da due membri del Congresso appartenenti a partiti opposti, mostrando così il Paese per la prima volta unito su un fronte comune. 

Gli USA uniti su un fronte comune a favore della cannabis 

La proposta è arrivata da due membri del Congresso: la repubblicana del South Carolina Nancy Mace — la cui proposta in termini di legalizzazione è stata recentemente appoggiata anche da Amazon — e la democratica californiana Barbara Lee, che il 18 marzo 2022 hanno presentato una risoluzione che, come si legge nel comunicato stampa rilasciato dalle fonti ufficiali, chiede alle Nazioni Unite di revocare definitivamente l’inserimento della cannabis dall’allegato 1 della Convenzione Unica sugli Stupefacenti del 1961 e di trattare la cannabis come merce simile ad altri prodotti agricoli.

“Molti paesi sarebbero pronti a depenalizzare la cannabis e a rivalutare il modo in cui la cannabis viene classificata se le Nazioni Unite lo facessero in primis. La cannabis ha dimostrato di essere efficace nel trattamento di numerose condizioni mediche come epilessia, disturbo da stress post-traumatico, sollievo dal dolore da cancro, nausea e malattie croniche e terminali. La modifica delle Nazioni Unite sosterrebbe la ricerca globale su come la cannabis può curare un’ampia gamma di disturbi e condizioni”, ha affermato la rappresentante Nancy Mace.

Al suo commento si aggiunge quello della democratica Barbara Lee. “La ricerca scientifica ha dimostrato che la cannabis ha effetti positivi ad ampio raggio sul trattamento delle malattie croniche. La classificazione della cannabis al pari delle sostanze presenti nell’allegato 1 è obsoleta e dovrebbe essere affrontata non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo. Gli Stati Uniti dovrebbero aprire la strada alla riforma della cannabis sulla scena globale e la cancellazione dall’allegato 1 della Convenzione delle Nazioni Unite sarebbe un ottimo inizio”.

La proposta è un enorme passo in avanti per gli Stati Uniti, Paese che per primo ha dato vita al proibizionismo con il Marihuana Tax Act firmato il 14 giugno 1937 dal presidente Roosevelt.

“Un duo bipartisan di legislatori (democratici e repubblicani) ha presentato una risoluzione chiedendo al presidente degli Stati Uniti Joe Biden di esercitare la sua influenza per convincere le Nazioni Unite (ONU) a porre fine al divieto internazionale della cannabis”, commentano in Italia da Meglio Legale. “Infatti nel 2020 l’ONU ha adottato una proposta per eliminare la cannabis dalla tabella IV della Convenzione Unica del 1961, ma attualmente rimane nella tabella I, impedendo così agli Stati membri di legalizzare la pianta. Più volte in questi anni sia il presidente Biden che la vicepresidente Kamala Harris si sono espressi in favore della legalizzazione della cannabis. Noi ovviamente ci uniamo con forza a questa richiesta, visto che il rispetto dei trattati internazionali è stato l’alibi per bocciare il quesito del Referendum Cannabis e lasciare il monopolio di questa pianta in mano alle mafie!”.

La Convenzione Unica sugli Stupefacenti del 1961

La Convenzione Unica sugli Stupefacenti del 1961 è nata con lo scopo di combattere l’abuso di droghe attraverso un’azione internazionale coordinata. Alla base due diverse forme di intervento e di controllo: da una parte il mirare a limitare il possesso, l’uso, il commercio, la distribuzione, l’importazione, l’esportazione, la fabbricazione e la produzione di sostanze esclusivamente a fini medici e scientifici; dall’altra il combattere il traffico di droga attraverso la cooperazione internazionale. 

La Convenzione, una delle tre principali a livello internazionale insieme a quelle redatte nel 1971 e nel 1988, è entrata ufficialmente in vigore l’8 agosto 1975 ed è stata sottoscritta, a oggi, da 186 Paesi; non hanno firmato Ciad, Timor Est, Guinea Equatoriale, Kiribati, Nauru, Samoa, Sud Sudan, Tuvalu e Vanuatu. Il testo è disponibile in arabo, cinese, inglese, francese, russo e spagnolo sul sito delle Nazioni Unite.

La cannabis, attualmente, viene paragonata ad altre sostanze come oppio e cocaina ed è su questo punto in particolare che gli Stati Uniti chiedono di intervenire. 

La proposta Mace sulla legalizzazione della cannabis 

Nancy Mace si pone quindi ancora una volta come uno dei membri più attivi del Congresso sul tema cannabis. Tra i suoi primi interventi quello di novembre 2021, quando Mace ha introdotto un disegno di legge a favore della legalizzazione federale per consentire agli Stati a stelle e strisce di istituire autonomamente le proprie politiche sulla cannabis.

“Il mio stato d’origine, la Carolina del Sud, consente l’uso del CBD, la Florida consente l’uso di cannabis medica, la California e altri stati hanno autorizzato l’uso ricreativo, per esempio. Ogni stato è diverso. La riforma della cannabis a livello federale deve tenere conto di tutto questo ed è quindi arrivato il momento che la legge federale rispecchi questa realtà”, ha affermato Mace che per questo motivo ha introdotto lo States Reform Act. “Questo disegno di legge sostiene i veterani, le forze dell’ordine, gli agricoltori, le imprese, le persone con malattie gravi ed è positivo per la riforma della giustizia penale. Inoltre, la stragrande maggioranza degli americani sostiene la fine del proibizionismo sulla cannabis, motivo per cui solo tre stati del paese non hanno alcuna riforma in merito”.