Mentre diversi Paesi nel mondo normalizzano la cannabis nelle sue varie filiere, in Italia la pianta continua a trovare la dura opposizione del governo. Gli ultimi provvedimenti rischiano di azzerare il mercato del CBD, creando enormi ostacoli per i pazienti, e di mettere in ginocchio l’intero settore della canapa industriale.
Il nuovo emendamento: a rischio la canapa industriale
Il governo ha recentemente presentato un emendamento al disegno di legge sulla Sicurezza che vieterebbe la produzione e la commercializzazione di infiorescenze di canapa industriale.
Questo provvedimento, nato con l’intento di stroncare definitivamente il mercato della cannabis light in Italia, avrebbe un effetto domino devastante. Impedirebbe infatti la coltivazione della canapa anche per filiere virtuose ed ecologiche, come la bioedilizia o la cosmetica.
La risposta del settore non si è fatta attendere:
- Associazioni di categoria: Canapa Sativa Italia ha guidato le proteste.
- Mondo agricolo: Sigle come Coldiretti e Copagri hanno condannato il provvedimento, evidenziando il dramma economico per gli agricoltori.
A complicare il quadro, la Lega ha proposto un subemendamento per vietare qualsiasi pubblicità che mostri la pianta di cannabis (su insegne, manifesti o video). Al momento, durante le votazioni, la questione è stata temporaneamente accantonata.
“Se bisogna tutelare le altre produzioni che possono portare ad altri utilizzi della canapa […] allora se ne può parlare.”
— Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, correggendo il tiro dopo la discussa dichiarazione: “Se devi farti una canna fattela bene”.
Il Decreto sul CBD: un braccio di ferro legale
Il secondo fronte aperto è quello del CBD (Cannabidiolo). Il governo ha riesumato il “Decreto Speranza”, che inserisce le preparazioni orali a base di questo cannabinoide non psicoattivo nella tabella dei medicinali stupefacenti.
Nonostante un primo stop del TAR (grazie al ricorso di Imprenditori Canapa Italia), il governo ha forzato la mano con un nuovo decreto effettivo dal 25 luglio, che include i pareri dell’Istituto Superiore di Sanità. Le associazioni sono già pronte a un nuovo ricorso, basato su due solide motivazioni legali:
- La sentenza europea: La Corte di Giustizia Europea ha stabilito che il CBD non è uno stupefacente e che, se prodotto legalmente in un Paese UE, deve circolare liberamente in tutta l’Unione.
- La direttiva Novel Food: L’Europa sta ultimando la procedura per inserire gli alimenti con CBD tra i Novel Food. Entro fine anno è attesa una lista di prodotti autorizzati a livello continentale.
La legalizzazione della cannabis nel mondo: una direzione opposta
Mentre l’Italia inasprisce i divieti, a livello globale e continentale si viaggia nella direzione della depenalizzazione e della legalizzazione:
- Germania: La recente legalizzazione ha attirato l’attenzione globale, facendo da apripista in Europa.
- Repubblica Ceca: È iniziata la discussione per una proposta di legge sulla cannabis a uso adulto.
- Slovenia: I cittadini hanno approvato un referendum (non vincolante) per depenalizzare il consumo.
- Svizzera: È in corso da tempo una legalizzazione sperimentale in diverse città. Nel frattempo, i cittadini hanno lanciato una raccolta firme per una legge nazionale definitiva.
- Stati Uniti: L’amministrazione sta riclassificando la cannabis come sostanza a basso rischio.
- Sudafrica: Sono diventati legali il possesso e la coltivazione domestica.
- Brasile: La Corte Suprema ha sentenziato che il consumo personale (fino a 40 grammi) non è più perseguibile penalmente.
L’Italia sembra quindi remare controcorrente rispetto a un trend globale ormai consolidato, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro e imprese regolari.


