Mentre diversi Paesi nel mondo normalizzano la cannabis nelle diverse filiere, in Italia la pianta nei
diversi settori trova l’opposizione del governo che ha messo punto diversi provvedimenti
Gli ultimi due provvedimenti del governo contro la cannabis potrebbero azzerare il settore del CBD
da una parte, creando diversi problemi d’accesso ai pazienti, e mettere in ginocchio il settore della
canapa industriale dall’altra.
Il governo ha infatti creato un emendamento al disegno di legge sulla Sicurezza, che vieterebbe la
produzione e commercializzazione di infiorescenze di canapa industriale. Un provvedimento nato
per stroncare definitivamente il settore della cannabis light, che però impedirebbe del tutto la
coltivazione di canapa anche per le altre filiere, come ad esempio quella della bioedilizia o della
cosmetica.
In risposta alla proposta di legge sono subito arrivate le proteste delle associazioni di settore della
canapa, con in testa Canapa Sativa Italia, alla quale si sono poi aggiunte anche le associazioni
agricole come Coldiretti e Copagri che hanno condannato il provvedimento evidenziando le
difficoltà alle quali gli agricoltori andrebbero incontro. E mentre la Lega metteva il carico da
novanta, con un subemendamento che vorrebbe impedire la pubblicità di qualsiasi tipo che mostri
la pianta o parti di essa (su insegne di negozi, manifesti, video, etc…) il disegno di legge è andato
avanti nelle votazioni accantonando per il momento la spinosa questione.
“Se bisogna tutelare le altre produzioni che possono portare ad altri utilizzi della canapa, che non
c’entrano con i cannabis shop o con l’induzione indiretta all’uso di sostanze stupefacenti allora se
ne può parlare”, è invece la posizione del ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, dopo la gaffe dei
giorni scorsi, quando aveva dichiarato, in riferimento alla cannabis light: “Se devi farti una canna
fattela bene”.
L’altro fronte, come anticipato, è quello del CBD. Dopo aver riesumato il decreto Speranza, che
inseriva le preparazioni orali a base del cannabinoide non psicoattivo nella tabella dei medicinali
stupefacenti, si è visto stoppare dal Tar, al quale aveva fatto ricorso l’associazione Imprenditori
Canapa Italia. Avremmo dovuto aspettare settembre per la sentenza definitiva, ma il governo ha
deciso di mettere a punto un nuovo decreto, uguale al precedente, ma che aggiunge i pareri
dell’Istituto Superiore di Sanità e del Consiglio superiore di Sanità. Il decreto sarebbe effettivo dal
25 luglio, ma le associazioni hanno già annunciato un nuovo ricorso. I motivi sono semplici: la
Corte di giustizia europea infatti ha già stabilito che il CBD non è stupefacente, è che quello
prodotto legalmente in uno stato membro dell’Unione Europea, deve poter circolare anche negli
altri stati che ne fanno parte. Inoltre in Europa è in corso la procedura per inserire i prodotti
alimentari contenenti CBD nei Novel Food, e quindi, entro la fine dell’anno, dovrebbe essere
presente una lista di prodotti autorizzati in tutta Europa.
Intanto, nel resto del mondo, i governi scelgono la direzione opposta. La mossa della Germania ha
attirato le attenzioni globali, e sono sempre di più i Paesi che si muovo nella direzione della
depenalizzazione.
La Repubblica Ceca, per restare nel Vecchio continente, ha iniziato la discussione di una proposta
di legge che legalizzerebbe la cannabis a uso adulto, mentre in Slovenia è stato approvato un
referendum, non vincolante, per la depenalizzazione del consumo di cannabis.
In Svizzera, nel cuore dell’Europa ma fuori dall’Unione europea, è iniziata da tempo una
legalizzazione sperimentale che coinvolge centinaia di cittadini in diverse città: durerà altri 4 anni
per permettere alle autorità di fare le proprie valutazioni. E intanto i cittadini hanno lanciato una
raccolta firme per una legge sulla legalizzazione che non aspetti i risultati ma che proceda da
subito in questa direzione.
Allargando lo sguardo al resto del mondo nell’ultimo periodo abbiamo visto gli Usa. Decidere di
riclassificare la cannabis come sostanza a basso rischio, mentre in Sudafrica sono stati resi legali il
possesso e la coltivazione domestica, e in Brasile la Corte suprema ha invece sentenziato che il
consumo personale di cannabis (fino a 40 gr.) non debba più essere perseguito penalmente.


