Come un simbolo di lotta e rinascita, la cannabis sta trasformando Saint Vincent e i suoi abitanti,
tra sfide climatiche e nuove opportunità economiche
Sulle pendici della collina di Golba, a Saint Vincent e Grenadine, le file ordinate di piante di
cannabis si stagliano contro il cielo azzurro, splendendo come oro verde sotto il sole caraibico.
Bobbis Matthews, un coltivatore Rastafariano, dedica le sue giornate a curare e proteggere il
suo prezioso raccolto, un simbolo di resistenza e rinascita per un’intera comunità.
Dal passato clandestino al riconoscimento legale
Non molto tempo fa, l’idea di un campo di cannabis in un’area residenziale sarebbe stata
impensabile. Per anni, Matthews e molti altri coltivatori nascondevano le loro piantagioni tra
le montagne, vivendo nel costante timore delle operazioni antidroga sostenute dagli Stati
Uniti. “Era difficile! Tre volte l’anno arrivavano elicotteri a distruggere tutto. Non potevi
nemmeno pronunciare la parola marijuana senza rischiare l’arresto,” ricorda Matthews in un
racconto al The Guardian.
Per i Rastafariani, però, la cannabis è sempre stata molto più di una fonte di reddito. È una
pianta sacra, utilizzata per scopi religiosi, ricreativi e medici. “I benefici medici che oggi la
scienza sta scoprendo, noi li conosciamo da sempre,” sottolinea Erasto Robertson, cugino di
Matthews e attivista.
La svolta del 2018
Il punto di svolta è arrivato nel 2018, quando il governo di Saint Vincent ha concesso
un’amnistia ai coltivatori tradizionali, depenalizzando la cannabis e avviando un’industria
dedicata alla produzione medica. “Abbiamo voluto ascoltare la comunità Rastafariana e i
coltivatori tradizionali,” spiega il dottor Jerrol Thompson, CEO dell’Autorità per la Cannabis di
SVG. Ora, i coltivatori possono ottenere una licenza gratuita con un costo simbolico, e le
aziende devono acquistare almeno il 10% delle loro piante dai coltivatori tradizionali.
Tuttavia, il percorso verso un mercato florido è pieno di ostacoli. Le catastrofi naturali
rappresentano una minaccia costante: nel 2021, l’eruzione del vulcano La Soufrière ha
ricoperto di cenere le coltivazioni. “Ho perso tutto il mio raccolto, e come me ogni altro
agricoltore dell’isola,” racconta Matthews. A ciò si sono aggiunti i danni causati dagli uragani,
che hanno ulteriormente messo alla prova l’economia locale.
Il mercato globale e le sfide economiche
Nonostante le difficoltà, l’isola guarda avanti. Con un mercato globale della cannabis legale in
forte espansione – si stima che raggiungerà i 58 miliardi di dollari entro il 2028 – Saint
Vincent punta a posizionarsi come un produttore di qualità. Ma competere con paesi più ricchi
come il Canada non è semplice. “Dobbiamo concentrarci sui mercati locali e regionali prima di
pensare a quelli internazionali,” sottolinea Emanuel Alexander Ras Faii, promotore del
commercio equo della cannabis nei Caraibi.
Il futuro: turismo e qualità
Una delle chiavi per il successo, secondo Thompson, risiede nel turismo e nell’unicità del
prodotto locale. La terra vulcanica di Saint Vincent, particolarmente fertile, permette la
coltivazione di cannabis di altissima qualità. “La nostra ambizione è costruire una reputazione
globale come produttori di eccellenza, rafforzando al contempo i coltivatori tradizionali,”
afferma Thompson.
Con il supporto delle comunità locali e un approccio strategico, Saint Vincent spera di
diventare un modello per i Caraibi e oltre, dimostrando che una pianta un tempo perseguitata
può rappresentare la chiave per un futuro più prospero e sostenibile.


