Il THC a basse dosi per ripristinare le capacità cognitive. Il THC a basse dosi per “ringiovanire” il cervello
La cannabis fa i buchi nel cervello!
“La cannabis fa i buchi nel cervello!”, era il mantra stantio di Carlo Giovanardi negli anni in cui
fu sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga. Anni che
ricordiamo bene, e che rimarranno scolpiti nella storia grazie alla legge liberticida che portava
proprio il nome dell’ex senatore, insieme a quello di Gianfranco Fini, e che per 8 anni (dal
2006 al 2014) ha spedito in galera migliaia di ragazzi, colpevoli di aver fumato una canna.
Una legge che tra l’altro la politica italiana non ha avuto nemmeno il coraggio di cambiare, e
che è decaduta grazie all’intervento della Corte Incostituzionale, che la dichiarò
incostituzionale e la fece decadere, tornando di fatto alla legge precedente, la Iervolino-
Vassalli.
Ebbene, mentre la ricerca scientifica sulla cannabis continua come mai prima era successo, si
scopre non solo che la cannabis non causa i buchi nel cervello ma addirittura che il THC, il
principio psicoatttivo più famoso della pianta, in basse dosi potrebbe aiutare a ringiovanirlo.
Il THC come anti-aging per il cervello
La scoperta arriva da un nuovo studio scientifico, pubblicato di recente sulla rivista
Pharmacology and Translational Science nel quale i ricercatori hanno messo nero su bianco
che: “Un trattamento a lungo termine e a basso dosaggio di Δ9-THC ha avuto un effetto anti-
invecchiamento sul cervello, ripristinando le capacità cognitive e la densità delle sinapsi nei
topi anziani” e che “i risultati ottenuti potrebbero essere la base per un farmaco anti-
invecchiamento e pro-cognitivo efficace”.
Nel contesto dello studio, i ricercatori hanno scoperto che l’introduzione di basse dosi di THC
nei topi anziani ha provocato un’inversione di alcuni effetti dell’invecchiamento cerebrale. In
particolare, i topi anziani trattati con THC hanno mostrato miglioramenti significativi nelle
capacità di apprendimento e memoria, simili a quelle di topi molto più giovani.
Ripristino delle sinapsi e delle capacità cognitive
Un altro aspetto rilevante dello studio è stato l’osservazione del ripristino della densità delle
sinapsi, le connessioni attraverso cui i neuroni comunicano tra loro. L’invecchiamento porta
comunemente a una diminuzione delle sinapsi, che è associata al declino delle capacità
cognitive. I ricercatori hanno rilevato che nei topi trattati con basse dosi di THC, la densità
sinaptica è tornata ai livelli presenti nei topi giovani. Questo ripristino delle sinapsi è stato
accompagnato da un netto miglioramento nelle prestazioni cognitive, suggerendo che il THC
possa agire come un potenziale agente neuroprotettivo.
Implicazioni future: il THC come trattamento anti-invecchiamento?
Questi risultati aprono nuove prospettive nella ricerca sull’invecchiamento cerebrale e nel
trattamento delle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Tuttavia, è importante
sottolineare che, finora, i test sono stati condotti solo su modelli animali, e l’efficacia e la
sicurezza del THC a basse dosi sugli esseri umani devono ancora essere confermate da studi
clinici.
Le implicazioni di questo studio potrebbero rivoluzionare il modo in cui trattiamo il declino cognitivo legato all’età, proponendo una potenziale terapia che sfrutta i meccanismi del
sistema endocannabinoide per contrastare il deterioramento neuronale.
Studi precedenti: il legame con la ricerca del 2017
Questo studio si collega a un’altra importante ricerca, pubblicata nel 2017 su Nature
Medicine, sempre guidata dall’Università di Bonn e dalla Hebrew University di Gerusalemme.
In quell’occasione, i ricercatori avevano già evidenziato che il THC, somministrato a dosi
molto basse, poteva rallentare il declino cognitivo negli anziani, ancora una volta utilizzando
modelli animali. I risultati del 2017 avevano dimostrato che i topi anziani trattati con THC
avevano prestazioni cognitive paragonabili a quelle di topi giovani, suggerendo che il THC
potrebbe agire come un modulatore delle funzioni cerebrali nell’invecchiamento.
Questa continuità tra gli studi conferma il potenziale del THC nel ripristinare le funzioni
cognitive, ma rimane cruciale comprendere in che modo queste osservazioni possano tradursi
in interventi terapeutici per gli esseri umani.


