Gli assurdi veti sull’acquisto di cannabis legale

Dopo oltre 30 anni di battaglie, ancora oggi si gioca, in Italia, la grande ed importante partita dell’accettazione della cannabis legale. Ma com’è possibile che, nonostante questa tipologia di canapa sia appunto consentita, esistano ancora oggi degli assurdi veti proprio sulla sua vendita?

Da una parte possiamo ben consolarci: il nostro Paese non è l’unico, in cui la canapa è ancora oggi alle prese con una politica arcaica, che tenta di ostacolare l’uso di questa pianta eccezionale.

Il “disguido tecnico” di cui parliamo oggi, però, non ha a che fare tanto con la cannabis che ancora si vuole legalizzare, ma con quella che è già concessa, come canapa legale, a tutti i cittadini italiani.

Vi è infatti l’assurda pretesa che, chi commercia legalmente questo prodotto, altrettanto consentito, perché privo di TCH, non può espressamente parlare di utilizzo della canapa.

Per quale motivo? Per capire le ragioni di questo fatto dobbiamo andare a sviscerare la legge italiana, ed intendere attraverso quali cavilli s’imponga l’acquisto di canapa per collezione. Per collezione? Già, proprio così.

Perché non si può parlare espressamente del consumo di canapa light

La canapa light è utilizzabile in modo del tutto legale, e rappresenta una piccola conquista in un mare di cavilli burocratici, imposi per forza dalla legge italiana. Se è vero che non è difficile acquistarla, allo stesso tempo è vero che, per i rivenditori, esistono molti veti sulla spiegazione del giusto consumo.

Il veto è incredibile, e si estende anche ai semi della pianta femmina autofiorenti. Anche questi, infatti, andrebbero comprati per pura collezione.

Insomma: non è possibile parlare espressamente del fumare la canapa light, e i semi femminizzati della pianta non possono che essere destinati alla collezione. A questo punto, stando alle imposizioni della normativa italiana, vi è l’impossibilità vera e propria di fruire dei benefici della stessa canapa.

Questi controsensi non sono altro che la dimostrazione di come ancora vi sia tanto da lavorare, anche là dove sembra di aver raggiunto una vittoria. Vittoria non è, infatti, avere in commercio dei semi, e della canapa light, di cui non si può assolutamente parlare in modo chiaro e palese.

Il perché di questi assurdi condizionamenti nasce tutto dalla percezione che si vorrebbe dare della canapa stessa, ovvero, di una pianta agricola, i cui utilizzi non sono che votati alla bonifica di un territorio, e che di certo non contemplano lo scopo dell’uso personale.

In Italia, ad oggi, è possibile comprare questi semi in modo del tutto legale, e senza avere delle noie legali. Fin qui, insomma, sembrano non esserci problemi per quel che riguarda i semi. Infatti, non si risulta per questo perseguibili legalmente.

L’acquisto dei semi di canapa non è normato dalla legge 309/1990

In Italia esistono poche leggi che sono in grado di regolare l’utilizzo ed il consumo di canapa. Proprio per questa ragione, infatti, è davvero difficile districarsi al consumo di canapa.

Ma questo non vale solo per coloro che la acquistano, in semi o come cannabis light. Questo vale anche per coloro che rivendono i semi femminizzati, e la stessa canapa light.

Partiamo dalla legge 309/1990. Questa legge si riferisce all’uso delle di “stupefacenti” e sostanze psicotrope. Ma si parla in caso della regolamentazione di queste sostanze, in relazione a coloro che stanno uscendo da una tossicodipendenza.

Partiamo subito dicendo che le falle presenti in questa legge vanno a creare dei vuoti normativi tali per cui non è possibile sentirsi pienamente orientati alla comprensione dell’utilizzo. In questa legge è del tutto assente qualsiasi riferimento relativo alla semina.

Puoi acquistare semi di cannabis, ma non coltivarli

Cerchiamo quindi di chiarire questo primo aspetto: i semi di canapa che possono essere acquistati, come vanno utilizzati? Nei semi non è contenuto alcun livello di THC, quindi questi non possono essere considerati come “pericolosi”.

Infatti, i semi di canapa non contengono alcun principio attivo che vada a rappresentare una minaccia per la salute, e non viene ad essere infranta alcuna normativa. Quale può essere il verdetto finale, quindi, di questi semi? Vanno collezionati, e non possono essere coltivati.

Per quanto possa sembrare assurdo, infatti, i semi non possono essere coltivati perché, una volta nel terreno, e una volta cresciuti, creerebbero dei germogli e delle foglie contenenti THC.

Amnesia, Purple Haze, e tutti i semi che risultano commerciabili e vendibili a catalogo non possono però essere coltivatati. Manca, ancora, una vera e propria legge che vada a rendere sensato l’acquisto dei semi stessi.

Manca – e si ritorna al nodo focale, tutto italiano – una vera e propria legalizzazione di piante che possano essere idonee alla coltivazione quando alla raccolta delle cime.

Questo punto è stato messo al vaglio dall’ultima proposta di legge, presentata proprio a giugno 2022, dopo la bocciatura avvenuta a febbraio 2022.

La legge 242 sulla cannabis legale

Dopo tante battaglie, la legge 242 del 2016 ha rappresentato un nuovo traguardo in fatto di legalizzazione, ma solo della canapa light.

Nonostante sia possibile acquistare la canapa light, è davvero arduo, nonché difficile, riuscire a fare una comunicazione chiara e trasparente relativa proprio al suo consumo.

Come mai, questo? La legge disincentiva l’uso, e quindi viene applicato un vero e proprio veto sull’acquisto di canapa legale, espressamente indicata per il consumo tramite fumo o vaporizzazione. Ecco un altro paradosso, tutto italiano, che impedisce alla canapa, quella legale, sia chiaro, di avere il meritato posto che le spetta all’interno del commercio.

Questo atteggiamento è del tutto ridicolo, dal momento che, per nessuno altro prodotto di tipo legale viene imposto un tale oscurantismo mediatico. Facciamo un parallelismo con il tabacco per intendere come, alla canapa legale, sia stato dedicato un trattamento disparitario, in qualità di prodotto.

Le sigarette sono in vendita, in modo del tutto legale, nonostante ogni anno siano causa di milioni di morti. Nessun marchio di sigarette, in questi anni, è stato messo nelle condizioni (assurde) di vendere il proprio prodotto, sconsigliandone l’uso.

Non ci si riferisce, in questo caso, alle immagini stesse che compaiono sui pacchetti di sigarette. Un fumatore che acquista il pacchetto, infatti, per quanto ne resti suggestionato, aprirà il pacchetto e fumerà. Fumerà, e sarà possibile farlo senza che qualcuno gli vieti di fumare, o lo ammonisca di non fumare, perché può essere di cattivo esempio.

Allo stesso modo, il rivenditore di sigarette può consigliare diversi tipi di tabacco, parlandone, all’interno della propria attività, senza che tutto questo venga considerato un modo manipolatorio di indurre nelle persone il desiderio del fumo.

Ebbene, tutto questo è impensabile, nel momento in cui parliamo di cannabis, perché le leggi connesse al consumo non lasciano campo alla “promozione”. Quindi?

Una vetrina di cannabis, ammantata di tabù

La vendita di cannabis, con questi presupposti, diventa pressoché ardua, perché nelle varie vetrine online, non è mai possibile esternare chiaramente l’utilizzo della canapa stessa.

Ciò significa che, per tutti coloro he decidono di investire nel mercato della canapa, non è possibile promuovere al meglio la propria attività, poiché si potrebbe cadere in fraintendimento, come l’istigazione all’utilizzo di sostanze.

Lo ricordiamo: la canapa legale, o canapa light, non dovrebbe far incorrere in questo tipo di problematiche in virtù del suo essere del tutto legale. Eppure, ancora oggi, l’assurdo veto impedisce una piena promozione, da parte dei rivenditori.

Proprio per questa ragione, i rivenditori di cannabis non possono dare consigli in merito alla vendita e all’acquisto della canapa legale, come se si trattasse di un vero e proprio crimine, cosa che, in realtà, non dovrebbe essere.

Quindi, non è possibile, all’interno di un sito, dare dei consigli nemmeno per quel che riguarda l’uso. Questo paradosso, che risponde solo ai deficit della legge italiana, va ad unirsi al grande paradosso della vendita dei semi… che però non si possono piantare.

Che ne è delle proprietà stesse e dei benefici della cannabis?

Una volta presa consapevolezza di queste difficoltà, non ci resta che consapevolizzare il cliente di quanto sia ardua la corretta diffusione del prodotto cannabis. Stiamo sempre e soltanto parlando delle piante di canapa light, che hanno un alto contenuto di CBD e sono prive di THC.

Ma, allora, com’è possibile diffondere tutte le proprietà e i benefici della canapa legale, dal momento che non è possibile parlarne in modo chiaro?

Per fortuna la soluzione c’è. Altrimenti, come potremmo dire che la canapa light è ottima, per migliorare il sonno? Come potremmo diffondere la conoscenza di tutti i suoi benefici, che vanno dal miglioramento degli spasmi intestinali alla creazione di un benessere unico nel suo genere?

La risposta, arriva dal campo medico, e dagli studi che, sempre con maggior frequenza, vanno a testimoniare tutti i vantaggi della canapa light sul corpo e sull’umore della persona. Infatti, grazie alle varie pubblicazioni di ricerca scientifica, i rivenditori che vogliono diffondere i benefici della canapa possono iniziare a farlo.

La soluzione, infatti, è quella di avere sempre a portata di mano tutti i report della comunità scientifica, che non fanno altro che testimoniare la bontà della canapa. A tal proposito ci si domanda come sia possibile dare il via libera alla canapa legale, per poi troncarne la promozione.

Le testimonianze della ricerca scientifica a favore della canapa legale

Chi si occupa della vendita di canapa light, può quindi testimoniare i grandi benefici che essa garantisce grazie alle diffuse testimonianze di ricerche scientifiche. E, ancora una volta, non possiamo che cogliere i paradossi della legge italiana.

Mentre per le sigarette, legali (manteniamo il paragone per sottolineare il trattamento disparitario rispetto alla canapa legale) vi sono fior fior di ricerche che segnalano i danni causati dal tabacco, per la canapa light, che ha anche una letteratura scientifica a proprio favore, è riservato un pregiudizio senza senso.

Quello che facilita la trasmissione della canapa, in termini di conoscenza e di risorse utili per la salute, è la stessa ricerca in campo medico.

Per fortuna, oggi il mondo del web è colmo di pubblicazioni realizzate da medici che hanno ben inteso il valore della cannabis. Per promuovere i benefici sulla salute della canapa, non ci resta che diventare delle piccole biblioteche scientifiche viventi.

Nel frattempo, non possiamo che raccogliere l’assurdo atteggiamento della politica italiana in relazione alla canapa, abbandonata ad incolmabili vuoti comunicativi.

Se la comunicazione è al centro del tema, infatti, va detto che la grande punizione non dichiarata, da parte della legge italiana nei confronti della canapa, è l’impossibilità di parlare della canapa stessa senza incappare in un vero e proprio ginepraio comunicativo.

La ricerca scientifica stessa dell’OMS e tutte le ricerche, pubblicate online, da veri e propri esperti della medicina di ultima generazione, sono la testimonianza di un fatto.

Se il sostrato che regge i benefici della canapa legale esiste, è scientifico, e consente di ampliare il dibattito portando chiarezza, non ci resta che pensare come forse sia solo questione di tempo.

L’OMS ha già riconosciuto la canapa come presidio medico, utile nella cura di tante tipologie di problematiche. Non ci resta che invocare una maggior trasparenza, di cui se ne ha la necessità, in termini di comunicazione dello stesso prodotto.

Cannabis: alcune riflessioni conclusive sui veti imposti alla promozione

Al momento, la grande sfida che corre insieme alla legalizzazione stessa della canapa, è quella di una più semplice possibilità di dibattito attorno al tema.

La cannabis legale non è ancora davvero alla luce del sole, e la più grande conseguenza di questa impossibilità di far chiarezza sul tema, è il nodo che la politica italiana ha utilizzato per insabbiare in modo subdolo anche le battaglie vinte.

Che senso ha, infatti, poter vendere canapa legale, senza poterne consigliare l’uso, proprio come si farebbe per qualsiasi altro prodotto in cui si crede? Questo aspetto rivela l’ipocrisia di un Paese che non si è mai davvero aperto al dibattito.

E, il dibattito stesso, è tutto ciò che serve alla canapa legale, come anche alla cannabis in sé e per sé, per conquistare un posto sociale all’interno del Paese. Il proibizionismo più grande, insomma, è la stessa libertà di parola che manca, riguardo il tema. In questo, possiamo dire che il “bel Paese” è davvero unico nel suo genere.