Canapa sotto attacco: le Regioni italiane si ribellano al Decreto Sicurezza
Negli ultimi mesi, il settore della canapa legale in Italia è finito nel mirino del governo.
L’approvazione dell’articolo 18 del Decreto Sicurezza ha introdotto restrizioni severe alla
coltivazione e commercializzazione della canapa, equiparando le infiorescenze a sostanze
stupefacenti, indipendentemente dal loro contenuto di THC. Questa decisione ha scatenato
una reazione unanime da parte delle Regioni italiane, preoccupate per le ripercussioni
economiche e sociali di tale misura.
Un settore in crescita minacciato
La canapa legale rappresenta un comparto in forte espansione in Italia, con oltre 3mila
aziende coinvolte, 22mila addetti e un fatturato annuo diretto e indiretto di circa 2 miliardi di
euro, secondo un recente studio di MPG Consulting commissionato dall’associazione Canapa
Sativa Italia. La coltivazione di canapa a basso contenuto di THC è stata promossa da leggi
regionali e nazionali, come la L. n. 242/2016, che ne riconoscono l’importanza per
l’agricoltura sostenibile e l’economia verde. Tuttavia, l’articolo 18 del Decreto Sicurezza
rischia di azzerare questi progressi, vietando la coltivazione e la vendita delle infiorescenze,
anche se con THC inferiore allo 0,3%, come prevede la normativa europea.
Noi, come Legal Weed e come gruppo, stiamo cercando di resistere alle forti pressioni, per
portare avanti il nostro lavoro, con la professionalità che ci ha sempre contraddistinto. Certo,
ci fa male vedere come i mercati esteri crescano senza sosta, così come la richiesta di prodotto
italiano, e che il governo non sia in grado di cogliere questa enorme opportunità per la nostra
agricoltura.
Le Regioni si oppongono: risoluzioni e mozioni
Intanto la risposta delle Regioni non si è fatta attendere. Durante una conferenza
straordinaria, tutte le Regioni italiane, comprese le 14 guidate dal centro-destra, hanno
approvato all’unanimità un ordine del giorno che chiede al governo di rivedere l’articolo 18
del Decreto Sicurezza. Il Veneto ha poi presentato una risoluzione per chiedere al Parlamento
di modificare la legge, evidenziando gli effetti devastanti sul comparto della canapa legale.
Anche la Puglia ha adottato una mozione urgente per tutelare la filiera della canapa
industriale, sottolineando i progressi compiuti grazie alla legge regionale n. 21/2017.
Le restrizioni imposte dal Decreto Sicurezza non solo minacciano la sopravvivenza di migliaia
di aziende agricole, ma mettono a rischio anche l’occupazione e gli investimenti nel settore.
Molti imprenditori hanno investito in coltivazioni di canapa legale, attirando finanziamenti
regionali, statali ed europei. La criminalizzazione della canapa a basso contenuto di THC
potrebbe portare alla chiusura di numerose attività, con conseguenze drammatiche per
l’economia locale e nazionale.
Una questione di coerenza normativa
La decisione del governo italiano appare in contrasto con le normative europee e le
raccomandazioni internazionali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto che il
cannabidiolo (CBD), presente nella canapa legale, non ha effetti psicoattivi e non è una
sostanza d’abuso. Inoltre, la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che i paesi membri non
possono impedire la libera circolazione di prodotti a base di CBD. Il Decreto Sicurezza, quindi,
rischia di isolare l’Italia e di compromettere la sua competitività in un settore in crescita a
livello globale.
La mobilitazione delle Regioni italiane contro le restrizioni sulla canapa legale rappresenta un
segnale forte e chiaro al governo. La tutela di un settore strategico per l’economia verde e
sostenibile del paese non può essere sacrificata per motivi ideologici o di sicurezza mal
interpretata. È fondamentale che il governo ascolti le istanze delle Regioni, degli imprenditori
e dei lavoratori del settore, rivedendo le disposizioni del Decreto Sicurezza per garantire un
futuro alla filiera della canapa legale in Italia.


