Dal 29 settembre al 1° ottobre 2025, a Barcellona si è tenuta la conferenza MONDIACULT,
evento mondiale dell’UNESCO dedicato alle politiche culturali. Per la prima volta, la pianta
della cannabis ha fatto il suo ingresso nel dibattito grazie ai contributi presentati che cercano
di valorizzarne gli aspetti simbolici e sociali.
Questo avviene a cento anni dal primo trattato internazionale che ha posto la cannabis sotto
regolamentazione, la Convenzione dell’Oppio di Ginevra, del 1925. Un secolo di proibizione ha
accompagnato lo sviluppo di uno stigma che ha oscurato tradizioni e memorie legate alla
pianta.
Da pianta demonizzata a oggetto culturale
Il ruolo della cannabis nella cultura umana è profondo e variegato. In un contributo tecnico
presentato all’evento UNESCO, l’ong Cannabis Embassy chiede che le “culture della cannabis”
siano riconosciute come parte della diversità culturale dell’umanità, inserite nelle politiche
globali culturali, dei diritti e della pace.
Non si tratta solo di uso ricreativo o terapeutico, ma di pratiche, saperi, simboli, comunità che
nel corso dei secoli si sono intrecciati con riti, arti, folklore, economia locale. La richiesta è che
queste dimensioni smettano di essere marginalizzate e vengano recuperate come patrimonio
immateriale.
Le tensioni legali e le contraddizioni di sistema
Il riconoscimento culturale arriva in un contesto internazionale già in evoluzione. Nel 2020, la
Commissione delle Nazioni Unite sugli stupefacenti ha votato per rimuovere la cannabis e la
resina dalla Schedule IV della Single Convention on Narcotic Drugs del 1961 — cioè dalla
categoria più restrittiva, riservata alle sostanze con alto rischio e pochi usi medici.
Tuttavia, il quadro resta complesso: le convenzioni internazionali e i sistemi nazionali sono
ancora profondamente orientati al controllo e al divieto. La proposta di includere la cultura
della cannabis nelle politiche UNESCO sfida questo paradigma, chiedendo che la pianta non sia
vista solo come sostanza da regolare, ma come elemento di memoria e identità.
Alla conferenza MONDIACULT non si è parlato solo di cannabis in termini astratti, ma sono
stati portati contributi concreti da associazioni, accademici e organizzazioni internazionali.
Tra i più rilevanti c’è la proposta di Cannabis Embassy, che invita l’UNESCO a riconoscere le
“culture della cannabis” come parte integrante del patrimonio immateriale dell’umanità. Altri
interventi puntano a documentare il ruolo della pianta nelle tradizioni contadine, nei rituali
religiosi e nelle pratiche artistiche, mostrando come la cannabis abbia intrecciato aspetti
sociali, simbolici ed economici. Verranno inoltre presentati studi storici che evidenziano la
continuità d’uso della pianta, spesso oscurata dal proibizionismo del Novecento, e contributi
che collegano la cannabis a movimenti culturali contemporanei, dal reggae alle controculture
urbane. Queste testimonianze non sono semplici rivendicazioni, ma tentativi di ridare dignità
e memoria a una tradizione globale cancellata da decenni di stigma e repressione.


