I tribunali dicono che non c’è reato
La vicenda della canapa industriale e delle sue infiorescenze (CBD) in Italia somiglia a una partita
giocata su due campi diversi. Da una parte il governo, che con il nuovo decreto Sicurezza ha
inserito le infiorescenze di canapa nella tabella degli stupefacenti, rendendole formalmente
illegali indipendentemente dal contenuto di THC. Dall’altra parte i tribunali, che continuano a
pronunciarsi a favore degli imputati, stabilendo un principio giuridico tanto semplice quanto
dirompente: non c’è reato se manca la cosiddetta efficacia drogante.
Tanto che le associazioni di settore, vicine a queste battaglie giudiziarie, ribadiscono che la
canapa industriale è un comparto agricolo e manifatturiero pienamente legittimo e
chiedono al governo un intervento di interpretazione autentica, capace di eliminare le attuali
ambiguità ed evitare che simili episodi si ripetano a danno delle imprese e della collettività.
I tribunali ribaltano: conta solo l’efficacia drogante
A Torino, una maxi-inchiesta con 14 imputati e quasi 2 tonnellate di prodotto sequestrato
si è chiusa con l’archiviazione totale: la merce rispettava i limiti di legge e non aveva efficacia
drogante. A Trento, il tribunale ha messo nero su bianco lo stesso principio: le infiorescenze di
canapa sono lecite se non producono effetti psicotropi.
Persino in applicazione del nuovo decreto, si moltiplicano i dissequestri: se le analisi
dimostrano che il THC è basso e non idoneo a produrre “sballo”, i giudici ordinano la
restituzione della merce. È la certezza del diritto, che prevale sulla rigidità normativa. Un
primo dissequestro di piante in campo è arrivato nei giorni scorsi, mentre subito dopo, un
imprenditore pugliese difeso dagli avvocati Miglio e Simonetti, è stato scarcerato dopo 3
giorni di carcere perché deteneva 460 chili tra infiorescenze e hashish, con THC sotto i limiti
di legge. il Giudice per le indagini preliminari, ha rigettato la richiesta di custodia cautelare in
carcere del PM, ordinando invece l’immediata scarcerazione, senza nessuna misura cautelare.
La visione di Legal Weed
“Abbiamo subito un controllo dalla giardia di Finanza con esito negativo, stiamo continuando
a lavorare e siamo fiduciosi, forti anche degli ultimi risultati giudiziari”, spiega Giovanni
Rossi di Legal Weed. “Quindi, sia come Legal Weed che come Birba shop, il nostro punto
vendita a Gavirate in provincia di Varese, stiamo lavorando in piena legalità e siamo
disponibili per tutto, garantendo per i nostri prodotti e per i nostri clienti”.
L’Europa prepara la svolta
Mentre in Italia si combatte questa battaglia tutta interna, a Bruxelles si discute una riforma
che potrebbe ribaltare lo scenario. Con un emendamento all’Organizzazione Comune di
Mercato della PAC, il Parlamento europeo ha proposto di riconoscere come legali tutte le
parti della pianta di canapa — fiori compresi, con THC fino allo 0,5% — purché provenienti
da varietà certificate a basso contenuto di THC.
Noi di Legalweed cercheremo di tenervi sempre aggiornati con tutte le novità del settore, speriamo solo che tutto possa tornare alla normalità, anzi che tutto questo possa portarci ad un futuro migliore.


