In Italia la situazione per la cannabis è sempre più complessa, nonostante le aperture di Paesi europei come Germania, Malta e Lussemburgo. L’unica consolazione è che ci sono Paesi con politiche molto più rigide…
Mentre in Europa soffia il vento del cambiamento per le politiche sulla cannabis – non in
Italia, dove sappiamo che il governo ha classificato il CBD come stupefacente e ha messo a
punto una legge, che deve ancora essere approvata, che metterebbe fuori legge il fiore di
canapa – ci sono Paesi in cui le politiche sull’unico vegetale dichiarato illegale nella storia,
possono essere davvero molto rigide.
Quindi, per evitare che un viaggio o una vacanza si trasformino in un incubo, è meglio tener
ben presenti le informazioni che trovate qui sotto.
Perché? Perché fumare cannabis in alcune parti del mondo può portare a conseguenze
estremamente severe, con pene che vanno da lunghe carcerazioni fino alla pena di morte.
Ecco la classifica dei cinque posti peggiori per farlo, in base alle leggi vigenti e alle possibili
ripercussioni legali.
1. Singapore
Singapore è notoriamente uno dei posti più pericolosi per il consumo di cannabis. Secondo le
rigide leggi locali, il possesso di piccole quantità può portare a una pena detentiva di fino a 10
anni o una multa di 20mila dollari. Se si viene trovati con più di 500 grammi, si è accusati di
traffico, che può comportare la pena di morte o la prigionia a vita. Inoltre, i test antidroga
possono essere effettuati anche su persone che hanno consumato cannabis all’estero, con
arresto immediato in caso di positività.
2. Arabia Saudita
In Arabia Saudita le leggi basate sulla Sharia sono particolarmente dure per quanto riguarda
le droghe. Anche il possesso di quantità minime di cannabis può portare a lunghe pene
detentive. I reati legati al traffico di cannabis sono punibili con la pena di morte, spesso
eseguita tramite decapitazione o fucilazione. Anche i cittadini stranieri non sono immuni da
tali punizioni, con la deportazione immediata e il divieto di rientro per chi viene sorpreso con
droghe.
3. Malesia
La Malesia ha una delle legislazioni più severe al mondo contro la cannabis. Il possesso di più
di 200 grammi di cannabis è automaticamente considerato traffico, e la pena prevista è
la pena di morte. Anche per quantità minori, si rischiano fino a 5 anni di carcere.
Recentemente, il governo ha discusso la possibilità di ridurre queste pene, ma al momento la
legge rimane estremamente dura.
4. Indonesia
Nonostante sia una destinazione turistica molto popolare, l’Indonesia non fa sconti quando si
tratta di leggi sulle droghe. La cannabis è classificata come una droga di Classe 1, insieme a
eroina e cocaina, il che significa che è considerata estremamente pericolosa. Il possesso per
uso personale può portare a 4 anni di carcere o, in alcuni casi, a una riabilitazione
obbligatoria. Per quantità maggiori o per coltivazione, si può arrivare a 20 anni di prigione o
addirittura a una condanna a vita.
5. Brunei
Brunei adotta un approccio particolarmente severo e basato sulla legge islamica (Sharia)
contro il consumo di droghe. Il possesso di più di 500 grammi di cannabis può comportare
la pena di morte. Anche quantità minori portano a pene detentive di almeno 20 anni, spesso
accompagnate da punizioni corporali, come la fustigazione. La severità delle leggi e
l’applicazione inflessibile rendono Brunei uno dei posti peggiori al mondo per essere trovati
in possesso di cannabis.
In sintesi, sebbene il consumo di cannabis sia tollerato o addirittura legale in molte parti del
mondo, ci sono paesi con legislazioni estremamente rigide che non lasciano spazio alla
clemenza. Chi viaggia in queste nazioni deve essere particolarmente attento e rispettare le
leggi locali, perché le conseguenze legali possono essere devastanti.


