In Thailandia si avvicina la legalizzazione dei fiori e dei germogli di cannabis

Thailandia

In Thailandia la cannabis è stata rimossa dal codice sui narcotici. La decisione potrebbe dare un nuovo impulso all’industria nazionale e dell’intero Sud Est Asiatico. Ecco tutti i dettagli. 

La Thailandia verso la completa legalizzazione della cannabis

Il 9 dicembre 2021 la Thailandia ha deciso di eliminare la cannabis dalla lista dei narcotici vietati all’interno dei confini nazionali e di avviarsi verso la legalizzazione dei fiori e dei germogli. La decisione, che entrerà ufficialmente in vigore a partire dal 2022, segue le orme di quella presa nel 2018, quando il Paese è stato il primo del Sud Est Asiatico a legalizzare la pianta per uso medico e per la ricerca. Prima di allora, le forze dell’ordine locali avevano l’ordine di bruciare tutta la cannabis confiscata. 

“Quello che abbiamo ottenuto finora è dichiarare che gli steli, le radici, le foglie e i rametti di cannabis non sono droghe”, ha spiegato il vice primo ministro e il Ministro della Sanità pubblica Anutin Charnvirakul durante un evento volto a promuovere la coltivazione di cannabis. “La nuova legalizzazione dei fiori e dei germogli sarà quindi una vittoria per tutti i thailandesi”. 

L’iniziativa, che punta ad allentare ulteriormente le misure restrittive vigenti nel Paese, è stata influenzata dallo scoppio dell’emergenza sanitaria ed è nata con la speranza di poter aiutare le persone duramente colpite dalla pandemia sotto differenti punti di vista. 

I risvolti economici della legalizzazione thailandese

Alla base della decisione ci sono soprattutto i possibili risvolti economici. Il nuovo codice sui narcotici, infatti, non elencando più la cannabis nella sua interezza tra le sostanze vietate, darà la possibilità di dare vita a una nuova industria collegata alla pianta; non solo utilizzo, quindi, ma anche trasformazione e vendita al di fuori degli ambiti medico-scientifici. 

È una mossa, questa, che secondo Kitty Chopaka, imprenditrice di cannabis con sede a Bangkok e sostenitrice della legalizzazione, è stata “una decisione economica saggia che era attesa da tempo”, ma si tratta solo di “un piccolo primo passo” e saranno necessari quindi ulteriori interventi in termini di normative, soprattutto per quanto riguarda l’uso ricreativo e il controllo della filiera, che andrà tutelata in vista del possibile boom delle vendite. 

Con la nuova legge, infatti, il mercato è destinato a crescere grazie alla produzione di edibili, oli e cosmetici destinati a un settore completamente nuovo per il Paese. “I nuovi sviluppi porteranno a una evoluzione dell’industria della cannabis in Thailandia che continuerà a crescere e diventerà solo più grande”, ha aggiunto Kitty Chopaka. “Non sarà strano quindi vedere società thailandesi legate alla cannabis e alla canapa entrare nel mercato azionario”. 

È in questo contesto che la concorrenza acquista un ruolo fondamentale. Nel caso in cui i Paesi vicini — come Laos, Malesia e Cambogia — dovessero entrare a far parte dello stesso commercio seguendo l’esempio della Thailandia, infatti, sarebbero necessarie ulteriori normative per tutelare il mercato nazionale e metterlo al riparo dalla concorrenza delle importazioni. 

Cannabis in Thailandia: il mercato attuale

Attualmente, in Thailandia la coltivazione della cannabis è rigorosamente controllata. In base a un accordo tra ospedali, università e funzionari governativi, infatti, al momento del raccolto, i fiori e i boccioli di cannabis vengono rimossi e dati ai nosocomi locali per essere trasformati in medicina alternativa, inviati a unità e strutture mediche delle università locali in tutto il paese per la ricerca oppure eliminati completamente. 

Nonostante il mercato limitato al settore terapeutico e scientifico, dal 2018, gli imprenditori e i venditori di cannabis hanno assistito a un vero e proprio boom di prodotti a base di cannabis che, come anticipato, è destinato solo a espandersi. 

Basti pensare che, secondo una ricerca pubblicata sul The Journal of the International Association for the Study of Pain, dal 2018 a febbraio 2020 sono stati ben 11.250 i fornitori di cannabis che sono stati formati e certificati secondo gli standard del Ministero della Salute locale per dispensare cannabis medicinale. Di questi, 5.920 (52,6%) erano professionisti della medicina occidentale (medici, farmacisti e dentisti) e 5.330 (47,4%) erano professionisti della medicina tradizionale thailandese. I dati da giugno 2019 a febbraio 2020 hanno riportato inoltre 10.230 consultazioni e 6.452 prescrizioni di medicinali a base di cannabis.

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