Cannabis light illegale? Legal Weed ci mette la faccia: “Non è cambiato nulla”

Cannabis light in Italia

La cannabis light è diventata illegale? No. Nonostante le ultime notizie circolate in rete, infatti, dopo l’approvazione del decreto sulle piante officinali, per il mercato italiano legale della cannabis light non cambia nulla. Facciamo un po’ di chiarezza. 

Il nuovo decreto sulle piante officinali: che succede ora? 

Dopo che il 12 gennaio la Conferenza Stato – Regioni ha raggiunto l’intesa sul nuovo decreto sulle piante officinali, il settore della canapa è stato travolto da notizie contrastanti e, di conseguenza, da non poca confusione. A suscitare numerosi dubbi è stato in particolare il punto n. 4 dell’articolo 1 del decreto, che pare rendere illegale la coltivazione e la vendita senza l’autorizzazione del Ministero della Salute

“La coltura della Cannabis sativa L. delle varietà ammesse per la produzione di semi e derivati dei semi è condotta ai sensi della legge 2 dicembre 2016, n. 242, recante disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa. La coltivazione delle piante di Cannabis ai fini della produzione di foglie e infiorescenze o di sostanze attive a uso medicinale è disciplinata dal decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, che ne vieta la coltivazione senza la prescritta autorizzazione da parte del Ministero della salute”.

Dopo la firma del decreto, mentre tra i consumatori e le realtà coinvolte crescevano dubbi e domande, Federcanapa ha inviato una comunicazione a tutti gli assessorati Regionali all’agricoltura proponendo la modifica del testo, perché secondo l’associazione, nella situazione attuale, il decreto porrebbe una limitazione “in evidente contrasto con il diritto comunitario alla luce delle chiare indicazioni fornite dalla Corte di Giustizia Europea, del Consiglio di Stato e dei recenti sviluppi della normativa in altri Paesi dell’UE, tra cui la Francia, che ha legittimato l’impiego di fiori e foglie per la produzione di estratti di canapa”. 

Cannabis light in Italia: non cambia nulla 

Diversa è l’opinione dell’avvocato Lorenzo Simonetti, come riportato dal sito Canapa Industriale, secondo il quale il decreto non cambierebbe invece nulla per il mercato italiano. 

“Per quanto mi riguarda è un’interpretazione dell’articolo 4 comma 1 del nuovo decreto ministeriale, laddove si parla dell’inserimento tra le piante officinali della canapa sativa. In particolare della canapa sativa sono stati inseriti in via limitata i semi e i derivati dei semi. Poi prosegue la norma ministeriale dicendo che le foglie, le infiorescenze o le sostanze attive medicinali della canapa fanno parte del dpr 309/90. Non voglio vedere il bicchiere mezzo pieno, è più semplicemente che non cambia nulla rispetto al passato”, ha spiegato Simonetti. “È chiaro che c’è stato un accordo tra i vari tavoli del Ministero, in cui ovviamente la voce più importante maggiore è stata quella del Ministero della Salute, che non ha voluto chiaramente inserire le foglie e le infiorescenze di canapa sativa nella lista delle piante officinali. Inoltre dobbiamo tenere bene a mente che il decreto ministeriale è una fonte di rango secondario rispetto alla legge e dunque non avrebbe comunque modo di poter incidere sulla struttura e l’impalcatura della 242 del 2016 e della giurisprudenza che ne è conseguita anche e soprattutto in ordine al valore dell’efficacia drogante. Occorre comunicare bene quello che sta accadendo perché ricordiamoci che la cattiva informazione può scatenare interpretazioni errate anche da parte delle forze dell’ordine”.

Simile l’opinione dell’avvocato Carlo Alberto Zaina intervistato da Dolcevita: “Questo decreto, che, si ribadisce, appartiene ad una categoria di fonte del diritto di rango inferiore e secondaria sia rispetto a quelle primarie (leggi ordinarie statali, gli atti aventi forza di legge, le leggi delle Regioni e delle province autonome), che rispetto alle convenzioni internazionali ed alle relative decisioni giurisdizionali applicative, non può, quindi, contenere previsioni che qualifichino specifiche condotte come penalmente rilevanti”. 

L’impegno di Legal Weed  

In questo contesto, Legal Weed ci mette la faccia e, in caso di bisogno, ha deciso di offrire tutela legale alle realtà legate al sito. 

“Considerata l’attuale situazione e la confusione derivata dall’errata interpretazione del decreto, abbiamo deciso di mettere a disposizione la tutela legale alle aziende, ai negozi e ai rivenditori che scelgono di diventare partner ufficiali Legal Weed”, spiega Giovanni Rossi, fondatore di Legal Weed. “Ci siamo da sempre, abbiamo visto la nascita e la crescita del settore in Italia, e vogliamo esserci anche ora, per supportare non solo il nostro lavoro, ma anche quello delle altre persone che credono in questa realtà. Ci mettiamo la faccia”.