Treccia di canapa: la corda resistente e sostenibile

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Usata per mare e per terra sin dall’antichità, dalle barche alle reti da pesca, passando per l’agricoltura e l’abbigliamento, le corde di canapa sono un’alternativa decisamente più sostenibile, robusta e di sicuro più resistente nel tempo rispetto alle corde di fibra sintetica. Impariamo i suoi diversi utilizzi, abbandonati per via del proibizionismo, e i suoi enormi vantaggi in termini sia economici che ambientali.

Treccia o corda di canapa: tutti i possibili utilizzi

Prima dell’avvento del proibizionismo e della conseguente guerra alla droga che ha caratterizzato l’ultimo secolo, circa l’80% di tutte le corde e di tutti i tessuti erano fatti di canapa. L’Italia infatti ne era prima produttrice a livello mondiale per qualità e seconda per quantità solo alla Russia.

La canapa è tra le colture più antiche mai conosciute e coltivate dall’uomo e per millenni ha fornito fibre per gli utilizzi più svariati, cibo e medicine per il trattamento di diverse patologie. Fibre impiegate per la produzione di vestiti, carta e per l’appunto corde di canapa, considerate indispensabili per:

  • reti da pesca in canapa: una valida alternativa alle reti odierne fatte in nylon (un derivato inquinante del petrolio), che potrebbero attutire notevolmente l’inquinamento dei mari; infatti, fino all’800 circa, le reti per pescare erano fatte interamente in canapa e, una volta consumate allo stremo, venivano gettate in acqua, diventando in pochi anni cibo per pesci, senza intaccare l’ecosistema marino; oggigiorno invece le reti in nylon sono considerate “attrezzi fantasma” che uccidono costantemente la vita subacquea e, indirettamente, danneggiano anche la nostra salute; si perché, ingerite inizialmente dai pesci, le microplastiche finiscono anche nel nostro organismo;
  • cime di canapa per le imbarcazioni: la canapa veniva impiegata per la produzione di corde talmente resistenti che la leggenda narra che proprio a Frattamaggiore in Campania, famosa per i tanti canapifici che tappezzavano il territorio, furono fabbricate le cime nautiche per le tre caravelle di Cristoforo Colombo;
  • l’agricoltura: il cordame prodotto con la fibra di canapa serviva per legare le piante ai filari, ma anche per legare il bestiame nelle stalle e per gli attrezzi che servivano a guidare il bestiame durante i lavori agricoli; le funi più grosse invece aiutavano a saldare grossi carichi di fieno o di grano sui carri.

La canapa aiutava anche indirettamente l’agricoltura poiché, crescendo spontaneamente, attirava gli uccellini, tenendoli lontani dalle coltivazioni. Uccellini che adoravano i semi di canapa, da cui si ricava anche un olio particolarmente nutriente, che ne erano ghiotti e li spargevano tutt’intorno, così da perpetuare il ciclo.

Benefici ambientali della canapa: perché impiegarla al posto della plastica

L’inquinamento da plastica sta distruggendo il nostro unico pianeta, contaminando mari, oceani, foreste e campi, e arrecando ingenti danni a tutti gli ecosistemi, la flora e la fauna, l’aria che respiriamo investita dai componenti altamente tossici liberati dalla plastica quando viene bruciata.

Delle analisi condotte nel 2017 hanno registrato circa 8,3 miliardi di tonnellate di plastica in tutto il mondo dall’inizio della produzione industriale di plastica nel 1950. Un report più recente sul “Destino dei rifiuti di plastica in EU” dell’Agenzia europea dell’ambiente, reso pubblico il 20 febbraio, afferma che: “La produzione globale annuale di plastica è cresciuta in modo significativo negli ultimi decenni, raddoppiando tra il 2000 e il 2019 per raggiungere 460 milioni di tonnellate, e sembra destinata a triplicare da qui al 2060”. E ancora, un rapporto del World Economic Forum (WEF) datato 2016, dichiarava che oltre 150 milioni di tonnellate di plastica inquinano gli oceani, sottolineando che di questo passo, nel 2025, per ogni tre tonnellate di pesci vi sarà una tonnellata di plastica. Così facendo, entro il 2050, la plastica avrà superato in peso la fauna marina.

Cifre esorbitanti che fanno ancora più paura pensando che dei rifiuti plastici accumulati solo il 9% della plastica mondiale prodotta viene poi riciclata.

La bioplastica di canapa è l’alternativa più ecologica per sostituire i materiali tossici e inquinanti della plastica tradizionale per svariati motivi:

  1. è 3,5 volte più resistente e 5 volte più rigida del polipropilene nella plastica convenzionale, il che la rende più durevole nel tempo e meno soggetta a rotture frequenti;
  2. la bioplastica di canapa non contiene alcuna sostanza tossica e quindi, contrariamente alla plastica tradizionale che invece è composta da polimeri sintetici dannosi per l’ambiente e per l’uomo, non produce CO2 durante la sua decomposizione;
  3. è completamente biodegradabile; le bioplastiche di canapa sono perfettamente riciclabili e diversamente dai rifiuti plastici, che impiegano fino a 30 anni per degradarsi, si biodegradano in soli 3-6 mesi;
  4. la canapa non solo non danneggia il pianeta, ma lo protegge e ripristina il suo equilibrio primordiale;

Le coltivazioni di canapa infatti possono assorbire permanentemente i gas serra contenuti nell’atmosfera e catturano fino a 4 volte la CO2 immagazzinata mediamente dagli alberi. Un’incredibile proprietà che si conserva anche quando viene impiegata in campo edile. Si stima infatti che, mentre l’edilizia tradizionale incide per il 30/40% sulle emissioni di CO2, la produzione di canapa e calce è carbon negative: ossia toglie più CO2 dall’ambiente di quanta ne verrebbe emessa lavorandola.

Rispetto al cotone, classificata la coltura più inquinante al mondo, la canapa richiede un uso contenuto di acqua e di zero pesticidi, limitando così gli sprechi e il dispendio di risorse idriche sempre più limitate. Oltre a garantire una fibra più lunga, più assorbente, più resistente e isolante della fibra di cotone, ideale per la produzione di vestiti nettamente più ecosostenibili.

La canapa inoltre può produrre da tre a quattro volte più fibre per ettaro rispetto agli alberi, da cui si ricava una carta bianca già stampabile, senza l’impiego di composti chimici altamente dannosi utilizzati per sbiancare e trattare la carta ottenuta della fibra di legno.

Infine, la canapa esercita un’azione di fitodepurazione e, immagazzinando componenti inquinanti come metalli pesanti, può ripulire i terreni inquinati dove viene coltivata. Accumulo che si limita solo alla parte sotterranea, ossia alle sue radici, cosicché la parte superiore fatta da fusto e semi possa essere ugualmente impiegata per scopi esclusivamente industriali. 

Una capacità che già è stata ampiamente testata, a partire da Chernobyl in Ucraina, dopo il disastro nucleare del 1986, in Sudafrica, nelle aree devastate dalle estrazioni minerarie, fino in Italia per i terreni inquinati della Campania, nel Veneto, in Puglia e nelle aree minerarie del Sulcis iglesiente in Sardegna.

Treccia o corda di canapa: quale acquistare

Mossi dalla curiosità e convinti del suo potenziale, abbiamo deciso di acquistare delle corde in canapa, ma quali scegliere? Eccone di seguito alcune:

Le corde di canapa di Canapuglia, un’azienda tutta italiana che dal 2011, come si legge dal nome, ha iniziato a seminare canapa in Puglia dopo cinquant’anni di abbandono. Canapuglia si impegna da oltre 10 anni per reintrodurre la coltivazione della canapa in Italia favorendo la ricerca e la regolamentazione del settore.

Come leggiamo “la corda di canapa è molto robusta, ben rifinita, maneggevole, ignifuga e completamente biodegradabile”, ed è disponibile in diversi diametri: 6 mm, 8 mm, 10 mm, 12 mm, 16 mm, 30 mm, 40 mm e il suo impiego è consigliato per:

  • legature di carichi su camion e su rimorchi agricoli;
  • attacchi per carrozze;
  • corrimano per le scale;
  • transenne eleganti;
  • allestimento di mostre, arredo da interni ed esterni;
  • allestimenti di barche d’epoca;
  • come cime nautiche;
  • tiro alla fune;
  • suole delle scarpe;
  • benessere animale (maialini, cani e gatti);
  • grazie alle sue proprietà ignifughe è particolarmente richiesta per dotazioni antincendio e per usi teatrali.

O ancora le corde di canapa di Canapa e basta disponibili in diverse misure: da 4 mm, 6 mm, 8 mm, 10 mm, 12 mm, 14 mm, 30 mm e 40 mm. Azienda che tiene sottolineare che: “La corda di canapa è molto robusta e ha una durata nel tempo maggiore rispetto alla corda di fibra sintetica. I cordoncini si possono abbinare ai nostri tessuti per l’abbigliamento o per la confezione di tende biologiche. Le corde si possono anche usare come tientibene o parapetto per una scala e per tanti altri usi dove biologico e robusto siano qualità di primo interesse.”

Infine la corda di canapa 5 mm di Sicilcanapa, un’azienda nata nel 2012 ad Ispica, un comune in provincia di Ragusa, ma nato da un progetto intrapreso nel 2007 da Giuseppe Sutera Sardo, presidente dell’Associazione per la Canapa Siciliana, e da Stefania Martorina, che insieme scelgono di “investire energie e risorse finanziarie per creare una nuova realtà imprenditoriale in grado di operare nei settori agricolo, industriale e commerciale”. Società che oggi si occupa della commercializzazione di prodotti a base di canapa sia alimentare, fitocosmetica che tessile.

Il funaio: quando le corde di canapa si facevano in casa

Per la fabbricazione delle corde in canapa ci si rivolgeva a un professionista del settore: il funaio, un lavoro che negli anni, con l’avanguardia tecnologica e l’avanzamento industriale, è andato perduto. Il funaio all’epoca, munito di bagagli e della propria attrezzatura, girava da casa a casa e ci si trasferiva letteralmente fino a fine lavori, condividendo con i “clienti” tutti i pasti e dormendo nella stessa abitazione.

Appena arrivato, il funaio iniziava a montare l’impianto necessario per la produzione del cordame, che poteva occupare uno spazio che si estendeva fino a 30-40 metri di lunghezza. Impianto costituito principalmente da una macchina con un grande volano a cui erano collegati, mediante degli appositi ingranaggi, quattro o più gancetti.

Per grandi linee, il lavoro era diviso in due fasi. Nella prima, a seconda di quanto grossa deve essere la corda, si andava solo a preparare lo spago sufficiente, successivamente impiegato per realizzare tutto il cordame necessario. Ma in che modo? La ruota volano, azionata manualmente per mezzo di un manico, faceva girare contemporaneamente tutti i ganci, a cui venivano fissati dei fili. Poi si prendeva un legnetto cilindrico leggermente affusolato in cima con delle scanalature intorno e, mentre la persona incaricata cominciava a far girare la ruota, il funaio camminando all’indietro passava i fili dentro le scanalature del legnetto. Fili che si avvolgevano formando un’unica cordicella perfettamente uniforme. Quest’operazione si ripeteva fino a tarda sera, finché per l’appunto si otteneva tutto lo spago necessario.

La mattina dopo sempre di buon’ora il funaio riprendeva la sua opera passando così alla seconda fase della lavorazione, in cui le corde aumentavano esponenzialmente di spessore. Di norma per una corda di 10 mm di diametro servivano 40 fili da un millimetro. Quindi, a seconda delle dimensioni richieste dal contadino, nei ganci si mettevano tanti fili quanto doveva essere spessa la corda. Per esempio, preparati i 40 fili, si legavano insieme 10 fili a ogni fuso e questi 10 fili rappresentavano un capo. Legando a 4 fusi 10 fili ciascuno, alla fine otterremo una corda detta “a 4 capi di 40 fili”.

Alla fine del lavoro si provvedeva a pagare il funaio, che senza indugi si trasferiva con tutta l’attrezzatura da un’altra famiglia. Tutto quel bel cordame nuovo di zecca si riponeva con estrema cura, visto tutto il tempo e l’impegno impiegato, sostituendo le funi più vecchie ormai logorate dal tempo.