Cannabis e sport: come stanno cambiando le regole negli Stati Uniti

Cannabis e sport

Con l’avvicinarsi della legalizzazione federale negli Stati Uniti e un sempre maggior numero di atleti professionisti che utilizzano la cannabis come antidolorifico, le principali associazioni sportive del Paese si avviano verso cambi di rotta storici. Dopo le decisioni prese da NFL, NBA, MLB e NHL, anche gli sport da combattimento iniziano a rivedere le loro politiche in termini di cannabis

Cannabis e sport: l’attuale situazione negli Stati Uniti 

Oggi gli Stati Uniti sono uno dei principali Paesi al mondo dove il consumo di cannabis è consentito per scopi terapeutici e/o ricreativi. In attesa della legalizzazione federale, ogni stato ha avuto fino ad ora totale libertà all’interno dei propri confini e oggi si contano 17 territori dove è consentito, oltre a quello medico, anche l’uso ricreativo e 33 dove, invece, il consumo è limitato a quello terapeutico; solo due stati (Idaho e Nebraska) la ritengono ancora totalmente illegale.

A livello sportivo ben 101 delle 123 squadre dei principali campionati sportivi di football (NFL), basket (NBA), baseball (MLB) e hockey (NHL) giocano negli stati dove un qualche tipo di utilizzo è consentito. Un numero, questo, che in percentuale rappresenta ben l’82,1% del totale.

Proprio per allinearsi alle normative locali e, soprattutto, per consentire agli atleti di sfruttare la cannabis per combattere traumi e infortuni come già avviene in ambito medico, le associazioni hanno intrapreso un importante cambio di rotta che potrebbe rivoluzionare il mondo dello sport. Ecco come stanno affrontando la situazione le diverse realtà sportive a stelle e strisce. 

Il cambio di rotta della NFL

La NFL (National Football League), la principale lega professionistica statunitense di football americano, ha deciso di cambiare le sue regole nel febbraio 2021, quando è nata l’ipotesi di utilizzare la marijuana e le sue proprietà ansiolitiche e antidolorifiche al posto degli oppioidi con lo scopo di trattare traumi e infortuni. Ora la proposta è in attesa del via libera ufficiale da parte dei ricercatori specializzati incaricati dalla lega e dell’NFL-NFLPA Pain Management Committee (PMC), impegnati su un unico fronte per capire il potenziale ruolo terapeutico della cannabis e valutare il suo possibile impatto sulle performance degli atleti.

Non solo, parallelamente alle ricerche, la NFL ha cambiato anche la sua politica sui test antidroga. Ora, infatti, i giocatori della lega non verranno automaticamente sospesi dalle partite in caso di test positivi per l’uso di un qualsiasi tipo di droga, ma i provvedimenti cambieranno a seconda delle tipologie e delle quantità rilevate e comprenderanno punizioni di tipo economico, con riduzione o perdita temporanea dello stipendio. 

La nuova normativa punta quindi non solo a fare distinzioni tra i diversi tipi di sostanze, ma anche a valutare ogni singolo caso per permettere così un intervento mirato, più o meno rigido, in caso di necessità.

La cannabis nella NHL 

Un approccio simile è quello scelto dalla NHL, la National Hockey League che coinvolge Stati Uniti e Canada, che, sebbene continui a eseguire i test per il rilevamento della cannabis negli atleti, ha deciso che non ci saranno punizioni per gli eventuali sportivi risultati positivi. 

L’interruzione dei test casuali nella NBA

Una strada simile a quella intrapresa dalla NFL e dalla NHL è anche quella imboccata dalla NBA, la National Basketball Association, durante l’emergenza sanitaria e che ora potrebbe diventare permanente andando a fare la storia di una delle associazioni sportive più importanti del pianeta.

Durante la pandemia, infatti, la NBA ha interrotto i test casuali per rilevare un eventuale consumo di marijuana tra i suoi cestisti. Scopo della decisione è quello di sfruttare al meglio gli strumenti a disposizione per “individuare i segni di dipendenza problematica, piuttosto che quelli di un uso saltuario di cannabis”, come affermato dal commissario Adam Silver. Al momento la marijuana rimane nell’elenco delle sostanze vietate, ma la situazione potrebbe presto cambiare. 

La Major League di Baseball ha eliminato la cannabis dalle sostanze vietate

Queste realtà, però, non sono state le prime a intraprendere questo cambio di rotta. Apripista, infatti, è stata la MLB, la Major League di Baseball statunitense, che già nel 2019 ha deciso di eliminare la cannabis dall’elenco delle sostanze vietate dalla lega professionistica.

Nonostante questo, però, i giocatori non possono consumarla durante le partite o nel corso degli allenamenti e non possono sponsorizzare le aziende del settore o prendere parte a campagne di marketing dedicate. 

La cannabis negli sport da combattimento 

Seguono a ruota la UFC, la Ultimate Fighting Championship, che ha interrotto multe e sospensioni per gli atleti risultati positivi alla cannabis, e ABC, l’Association of Boxing Commissions and Combative Sports, che ha deciso di trattare come un fatto minore l’uso di marijuana, perché, secondo quanto riportato dai portavoce, la cannabis e in particolare il THC “non è un farmaco che migliora le prestazioni, è un soppressore delle prestazioni e gli atleti che risultano positivi al THC non dovrebbero essere puniti allo stesso modo di un atleta che risulta positivo ai farmaci che migliorano le prestazioni”.

Ora, infatti, nella ABC le nuove linee guida riguardano proprio i tassi di THC superiori a 150 ng/ml: un solo test risultato positivo non prevede penalizzazioni per gli atleti, mentre un secondo comporterà una multa di 100 dollari, oltre al pagamento del costo del test, pari a 295 dollari.

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