Da Oriente agli hippies: le genetiche della cannabis nel tempo

La canapa ha cambiato volti mille volte, ed ha saputo testimoniare le epoche, come anche gli stili di vita. Se è vero che, oggi, questa pianta dalle mille proprietà, vive un momento di grande dibattito (soprattutto in negativo) quello che spesso ci si dimentica è la complessa storia, in sé e per sé della canapa stessa.

La sua presenza in oriente è vivace fin da tempi non sospetti, e non solo per quel che concerne tutte le proprietà della fibra stessa, quindi legata al mondo della tessitura e anche della bioedilizia.

In questo viaggio nel tempo, è interessante quindi andare a ripercorrere alcuni punti vitali della storia della canapa, perché se ne possa apprendere tutta la genealogia, tra usi e mode.

In questo articolo andremo quindi a vedere due differenti momenti storici, che videro ampio utilizzo della canapa stessa. La prima domanda che dobbiamo farci, quindi, è questa: ma, la canapa, è sempre stata quella che conosciamo oggi?

Assolutamente no. Anzi. Nel tempo e nei secoli, la genetica della canapa ha subito tante modifiche, come è accaduto, in fondo, a tante altre tipologie di piante comuni, come ad esempio il grano.

Anche la cannabis, quindi, presenta una sua genetica, che è frutto di variazioni storiche. Le variazioni storiche che andremo a conoscere hanno segnato in modo determinante il modo di approcciarsi alla cannabis stessa.

La cannabis e la lunga relazione con l’Oriente

Siamo nel 270 A.C. quando, nella cultura cinese, inizia ad essere utilizzata la cannabis, non solo per lo scopo strettamente medico. Già da tempo, infatti, era allora in uso per la medicazione e per la cura degli organi interni. La canapa è sempre stata una pianta molto considerata in Oriente

Ma la cannabis non venne mai utilizzata solo per la cura degli ascessi dentali, o delle problematiche inerenti al cavo orale. La genetica di quei tempi, infatti, portò ben presto ad altri utilizzi. Allora, va fin da subito precisato, vi era in essere una grande cultura connessa all’utilizzo delle piante, anche per compiere approfondimenti della propria spiritualità.

Ecco, quindi, che tocchiamo il primo utilizzo trascendente della canapa, quello che cioè vide connesso l’uso della cannabis con la filosofia taoista. Dobbiamo però aspettare il 600 A.C. per cogliere questo nuovo atteggiamento, in relazione alla nostra tanto amata pianta.

Che cosa successe, per 300 anni, in quella Cina che tanto si dimostrò amante della cannabis? Prima dell’avvento del taoismo stesso, la canapa era considerata sì, trascendente, ma entrava in un dibattito che riservava l’utilizzo “come droga leggera” solo a determinate schiere e circostanze.

Paradossalmente, nella stessa Cina di un tempo, si presentò la stessa censura che viviamo ancora oggi in Paesi come l’Italia. Solo con L’arrivo del Taoismo, con l’approccio differente alla genetica della pianta, permise finalmente di rivalutare la pianta stessa.

I semi di marijuana nella tradizione cinese

Perché il Taoismo fu determinante, nella nuova visione della cannabis? Con questa filosofia, la Cina ebbe modo di integrare, filosoficamente, il valore di tutte quelle parti considerate cupe, in relazione alla vita della società.

Se, prima dell’avvento del Taoismo, la cannabis inalata era mal vista, dopo l’avvento del taoismo venne rivalutato l’impiego dei semi stessi di marijuana.

L’utilizzo che se ne fece fu del tutto allucinatorio.  Grazie ad una precisa miscela, che univa l’uso dei semi all’incenso, era possibile quindi arrivare a creare stati allucinatori anche di lunga durata.

L’utilizzo che se ne fece fu del tutto allucinatorio.  Grazie ad una precisa miscela, che univa l’uso dei semi all’incenso, era possibile quindi arrivare a creare stati allucinatori anche di lunga durata.

All’interno dei suoi scritti, inoltre, l’imperatore elencò una serie di metodologie pratiche utili per dosare la “droga” in modo tale da ottenere il giusto numero di parti femminili, in relazione a quelle maschili.

Questa testimonianza storica narra di una genetica potente, in sé e per sé, ma anche in relazione ad altre sostanze, utilizzate proprio insieme alla canapa stessa, e ai suoi semi, al fine di andare a comunicare con i demoni buoni.

Dal Nepal, la tradizione del Charas

Anche il Nepal ha saputo offrire delle interessanti utilità, in fatto di cannabis. Si narra infatti che, per la tradizione dell’Ayurveda, la pianta fosse considerata ai tempi altamente narcotica.

L’utilizzo che se ne fece in Nepal portò alla realizzazione del Charas. Ma di cosa si tratta, nello specifico? L’utilizzo primario della cannabis, in questo caso, non prevedeva l’impiego dei semi stessi della pianta, e nemmeno l’impiego delle foglie.

L’utilizzo che se ne fece in Nepal portò alla realizzazione del Charas. Ma di cosa si tratta, nello specifico? L’utilizzo primario della cannabis, in questo caso, non prevedeva l’impiego dei semi stessi della pianta, e nemmeno l’impiego delle foglie.

Attraverso la lenta lavorazione della resina della pianta, veniva infatti creato il Charas, un vero e proprio rimedio, anche a livello afrodisiaco. In questo senso, attraverso l’utilizzo della parte più resinosa, veniva così ad essere impiegata da un nuovo punto di vista, un altro potenziale, rispetto alle possibilità della genetica classica.

Ma, se in Asia, la pianta nacque e venne utilizzata in modo del tutto naturale, così non fu negli avanzamenti del tempo. Quale fu la motivazione che portò ad una brusca virata, nel corso dei secoli, in termini di genetica?

L’aumento del consumo, e la risposta del mercato

Si è trattato di un processo lento, ma, nei secoli, dai primi utilizzi della pianta, si è assistito a un vero e proprio cambio di atteggiamento nei confronti del consumo stesso della canapa.

Si è trattato di un processo lento, ma, nei secoli, dai primi utilizzi della pianta, si è assistito a un vero e proprio cambio di atteggiamento nei confronti del consumo stesso della canapa.

Attraverso svariate rotte commerciali, in ben 15.000 anni, la cannabis riuscì a diffondersi in tutto il mondo, ma non senza pochi compromessi. Ad ogni viaggio, verso nuovi approdi, infatti, la cannabis ha subito vere e proprie modifiche genetiche, che ne hanno riscritto per sempre il carattere primitivo e naturale.

Dal Nord America ai Caraibi, la salvia utilizzata più di tutte, in origine, fu la sativa, purissima. Ma, con il passare dei secoli, subentrarono sempre di più le richieste, e si dovette mettere mano alla materia prima, proprio per andare a soddisfare le grandi necessità di consumo.

Il grande picco del cambiamento iniziò ad avvenire durante il periodo degli anni ’30 del ‘900. Con l’inizio delle due Guerre Mondiali, infatti, aumentò notevolmente il consumo di cannabis. Contrariamente a quello che si può credere, furono gli stessi militari, come la popolazione, sconvolta, a richiederne ampie quantità.

Gli anni ’60 e l’arrivo di Skunk

Il grande cambiamento arrivò, in maniera preponderante, in concomitanza con le comunità hippies, e il loro stanziarsi nel mondo in modo rivoluzionario.

In quel periodo è infatti registrato il vero e proprio boom del consumo di cannabis. Ma che tipologia era, in termini di genetica, la canapa utilizzata dagli hippies?

Non si può certo dire che sia la medesima dei tempi antichi cinesi. E no, non si può nemmeno dire che quella canapa fosse di qualità come quella presente oggi. Per chi non lo sapesse, infatti, va detto che la marijuana utilizzata allora era davvero molto leggera.

Se la cannabis attuale (quella purtroppo non ancora riconosciuta) raggiunge un quantitativo di THC pari all’8%, beh, va detto che quella di allora poteva raggiungere un modesto 1%. Sembra incredibile, ma è proprio così. Va detto inoltre che, più di tutto, le comunità hippies tendevano ad esaltare gli effetti della canapa in virtù dell’utilizzo di altre sostanze.

Da qui, infatti, nacque anche una delle prime commistioni e confusioni mentali tra le droghe leggere e le droghe pesanti. Ancora oggi, ad esempio, l’Italia paga lo scotto di avere una politica che non ha saputo leggere quel fenomeno, compiendo le giuste distinzioni fra droghe leggere e pesanti.

Skunk, è il nome della prima canapa portata dalle comunità hippies a livelli di vendita e acquisto davvero memorabili. Si tratta appunto di una tipologia di canapa coltivata in un clima del tutto inadatto alla sua abbondante crescita.

Dalla Skunk alla Northern light: nuove genetiche della cannabis

Dopo la canapa Skunk, per le comunità hippies vi fu una vera e proprio escalation di conoscenza ed esperienze. Nel tempo, infatti, la coltivazione della cannabis divenne un vero e proprio terreno di conoscenza mistica e spirituale.

Dopo la canapa Skunk, per le comunità hippies vi fu una vera e proprio escalation di conoscenza ed esperienze. Nel tempo, infatti, la coltivazione della cannabis divenne un vero e proprio terreno di conoscenza mistica e spirituale.

Ce lo dimostrano oltre 15.000 secoli di storia in cui, per ogni cultura, la pianta ha ben rappresentato (anche) un portale di liberazione personale, quindi della propria anima e della propria individualità.

Ce lo dimostrano oltre 15.000 secoli di storia in cui, per ogni cultura, la pianta ha ben rappresentato (anche) un portale di liberazione personale, quindi della propria anima e della propria individualità.

In concomitanza con il fenomeno hippies, infatti, arrivò Blueberry, una delle genetiche più interessanti del panorama anni 70. Va detto che, ancora oggi Blueberry trova il suo pubblico di riferimento, e conta moltissimi acquirenti.

Si tratta quindi di una genetica amabile e ben riuscita, che ha saputo costruirsi il suo mercato, per sopravvivere nel tempo, ed oltre le mode del momento. Negli ultimi 40 anni, va detto inoltre che si sono concentrate tutte quelle nuove genetiche che oggi risultano ancora in essere.

Ma quindi, che cosa è cambiato, da quei famosi anni 60/70 ad oggi?

Il panorama attuale, dopo gli anni ’70

Northern Light è soltanto una delle tante varietà di canapa, in termini di genetica, che ha saputo sopravvivere nel tempo. La discendenza di questa cannabis arriva soprattutto dalle semine di tipo afghano e da quelle di tipo tailandese.

Le variazioni, negli ultimi anni, sono state tante, ma possiamo anche dire che, attualmente, la cannabis presenta una cernita di alcune tendenze principali, sviluppatesi allora durante il periodo hippies. Quello che è cambiato, oggi, è certamente l’aspetto della qualità.

Infatti, se un tempo si badava poco alla qualità stessa della cannabis, oggi le piantagioni vengono realizzate in modo tale da seguire i luoghi migliori per la coltivazione

La genetica, infatti, dipende anche in buona sostanza dal suolo. A meno che la canapa non venga impiegata per la bonifica dei campi, e dei terreni, oggi il luogo della coltivazione stessa riveste un ruolo preponderante per tutti.

La nuova consapevolezza sulla cannabis

Anche gli stessi consumatori sono infatti molto più attenti alla provenienza della cannabis. Un’altra tipologia di canapa ampiamente apprezzata, oggi, è la Haze. Il suo nome deve origine ad un pezzo molto amato in epoca hippy, come Purple Haze.

Anche gli stessi consumatori sono infatti molto più attenti alla provenienza della cannabis. Un’altra tipologia di canapa ampiamente apprezzata, oggi, è la Haze. Il suo nome deve origine ad un pezzo molto amato in epoca hippy, come Purple Haze.

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