La nuova proposta di legge sulla cannabis, in Italia

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In Italia, la cannabis sta avendo vita difficile e, nonostante negli ultimi 40 anni vi sia stata una grande mobilitazione a riguardo, i passi sostanziali per una legalizzazione effettiva, latitano ancora. I tentativi fatti per arrivare alla legalizzazione non sono di certo mancati.

Prima di andare a capire la situazione nel nostro Paese, è necessaria una doverosa premessa. In tante parti del mondo, a partire dall’Europa stessa, la cannabis subisce un trattamento che di certo non rende giustizia a tutte le proprietà esercitate da questa importante pianta.

Ma, nonostante tutto, perché possiamo ancora sperare su nuove proposte di legge sulla cannabis in Italia? Il motivo è semplice, e non serve per forza andare oltre i confini europei per capirlo.

Vi sono infatti Paesi estremamente virtuosi, come il Lussemburgo. Perché citarlo? Forse per far intendere, fin da subito, che certe conquiste non sono impossibili, e nemmeno tanto lontane geograficamente parlando.

Se l’Italia dovesse seguire le orme di uno stato membro dell’Europa, infatti, questo stato sarebbe proprio il Lussemburgo che, dal 2021, è il primo Paese in Europa a consentire la coltivazione personale della cannabis.

Ma, andiamo a vedere qual è, invece, la situazione attuale nel nostro Paese. Perché, in fondo, qualcosa inizia a muoversi, e la politica è sempre più sollecitata a prendere una decisione in fatto di regolamentazione della cannabis.

Chi è il peggior nemico della proposta di legge sulla cannabis

In un momento di forte cambio, e in virtù delle recenti elezioni politiche, va specificato come, da oggi, la strada verso la legalizzazione potrebbe apparire ancora più in salita. La destra appena eletta, di Giorgia Meloni, è la più acerrima nemica della canapa.

A pari merito, i “nemici” della legalizzazione sono la Lega di Salvini, e Forza Italia. Ma quanto riusciranno a reggere di fronte alla nuova proposta, presentata a Montecitorio dal Movimento 5 Stelle, insieme al Centrosinistra?

La nuova proposta di legge è arrivata sui banchi di Montecitorio al 23 giugno, dopo non poche difficoltà, e dopo non pochi fraintendimenti. Dobbiamo infatti partire con un rapido ripasso, per capire i veri esordi di questa proposta di legge, che fu presentata per la prima volta intorno al 16 febbraio 2022.

Allora, la proposta venne bocciata per puri fraintendimenti, tant’è che, la stessa bocciatura, ebbe a dir poco dell’incredibile. Vale la pena andare a capire quella prima presentazione della bozza di legge, per cogliere tutta la resistenza di un Paese che continua a respingere la regolamentazione della cannabis “giocando” su cavilli burocratici.

L’ultima bocciatura della proposta sulla cannabis

Prima di andare alla presentazione della nuova proposta di legge sulla cannabis, andiamo a ripercorre quanto accaduto attorno al 16 febbraio 2022.

Nonostante le seicentomila firme raccolte, a sostegno della proposta il Presidente della consulta Giuliano Amato, dichiarò la proposta “inammissibile”. Che cosa c’era, di realmente inammissibile, in quella proposta di normativa?

Secondo Amato, la norma di legge presentata avrebbe concesso anche la legalizzazione delle droghe pesanti. Infatti, secondo Amato, la proposta avrebbe compreso anche quelle tabelle di sostanze connesse al papavero e alla coca.

Nulla di più errato, come si è poi evinto. L’incomprensione sarebbe insorta piuttosto, secondo i promotori del referendum stesso, da una errata interpretazione della lettura del testo, da parte della stessa Corte Costituzionale.

Allora, il referendum aveva avuto l’ampio sostegno dei cittadini, e il supporto di +Europa, Radicali Italiani, Forum Droghe, Società della Ragione, Associazione Meglio Legale, Rifondazione Comunista, Potere al popolo e Volt.

Il clamore che suscitò la bocciatura fu senza pari, a maggior ragione dal momento che, pochi giorni prima, la Corte Costituzionale si era anche espressa a sfavore del referendum sull’eutanasia, bocciando anche quel referendum.

Il 2022, infatti nasce, per la cannabis, come anche per altre cause, sotto il segno dell’oscurantismo, e della chiusura più totale. Nonostante le lotte legate agli anni ’70, iniziate soprattutto con Marco Pannella, ancora oggi resta assai arduo trovare uno spazio politico per la legalizzazione.

La nuova proposta di legge: riuscirà, la cannabis, ad ottenere la legalizzazione?

Lo scorso 30 giugno 2022, è ricominciata, alla Camera la nuova discussione dedicata alla proposta di legge più recente. Quest’ultima, ha come obiettivo quello di modificare, in via definitiva, l’assenza di una disciplina equa relativa alla cannabis stessa.

Quali sono, nello specifico, le novità che vorrebbero essere introdotte attraverso il nuovo testo? La buona notizia è che, se questo venisse approvato, sarebbe possibile legalizzare la coltivazione della cannabis, e anche la detenzione.

Nello specifico, il testo si riferisce chiaramente a persone maggiorenni, che potrebbero quindi ottenere la possibilità di coltivare fino ad un massimo di 4 piante di cannabis (le femmine).

La coltivazione di poche piante, per un uso strettamente personale, prevedono anche pene di tipo detentivo più basse, per coloro che ne fossero in possesso.

Ad oggi, infatti, ricordiamo che la pena detentiva per il possesso di cannabis è pari ai 4 anni. Se la nuova normativa dovesse essere approvata, si passerebbe invece ai due anni e due mesi di pena detentiva.

Tutto quello che c’è da sapere: nuova normativa cannabis

Il primo passo in avanti, quindi, è proprio la depenalizzazione stessa della coltivazione domestica che, nel caso la normativa passasse, verrebbe quindi considerata fattibile e possibile, appunto entro un certo numero di piante.

Ma, quanto tempo è servito, affinché la proposta potesse entrare nel vivo del dibattito? Ben due anni e mezzo in cui, l’impegno dei partiti e delle associazioni, è stato quello di riscattare dalla cannabis dalla cattiva che le è stata affibbiata.

La nuova normativa, in generale, prevede anche delle depenalizzazioni in concomitanza alla guida sotto l’utilizzo di cannabis. Ma la domanda resta fatidica: riuscirà a superare lo scoglio di resistenze che oltre 20 anni mina la sua legalizzazione?

La normativa proposta, allo stesso tempo, prevede anche una vasta serie di campagne di informazione nelle scuole su quelle che sono, invece, le droghe pesanti, al fine, quindi, di disincentivare i giovani all’uso delle stesse droghe pesanti.

Si tratta di una interessante proposta che punterebbe quindi anche ad informare i giovani, per assumere un atteggiamento consapevole relativamente anche all’uso di alcool e tabacco.

Perché è così importante la nuova normativa sulla cannabis

L’aspetto meno evidente, connesso all’importanza di questa legge, è la regolamentazione stessa del dibattito inerente alla cannabis.

Se, infatti, di primo acchito, il proposito della normativa è quello di depenalizzare l’uso e la coltivazione della cannabis, l’aspetto niente affatto secondario, su cui si concentra la normativa stessa è appunto la normalizzazione del dibattito nelle scuole, oltre che nelle piazze.

Si tratta di un obiettivo che porterebbe a rivedere completamente il ruolo della cannabis, anche in termini di conoscenza sociale. La normativa, infatti, punterebbe a distruggere piano piano tutti quei tabù che sono stati costruiti sulla cannabis.

Il percorso per l’approvazione è ancora lungo, ma non possiamo che restare fiduciosi, sapendo che, già un’apertura del dibattito, alla Camera, può rappresentare il principio di un nuovo passo.

Se guardiamo alle vittorie, seppur piccole, del passato, dobbiamo constatare che, in effetti, prima della piena accettazione della canapa light, si sono rese necessarie tante, troppe battaglie, durate oltre un decennio.

Ma la situazione è tale solo in Italia? Va detto che, purtroppo, il nostro Paese è in buona compagnia, se guardiamo sul fronte europeo. Infatti, anche nella tanto eclettica Inghilterra, la cannabis pare non essere ben vista.

Tant’è che, in Italia, come in Inghilterra, per accedere alle cure stesse, applicabili tramite cannabis terapeutica, si devono incontrare non pochi ostacoli. Dal punto di vista normativo, se il dibattito attorno alla mozione dovesse farsi concreto, si potrebbe rompere il veto sulla cannabis. Forse, una volta per tutte.

Cambiare approccio alle droghe leggere

La vera sfida che contiene la normativa è proprio quella di instillare nella mente della politica italiana, un nuovo approccio alle droghe leggere.

Questo obiettivo è evidente sia per il rafforzarsi della proposta di una coltivazione, sia per la richiesta di una depenalizzazione del possesso stesso. La coltivazione naturale, inoltre, sarebbe circoscritta alla presenza di poche piante.

Ma perché la politica italiana teme così tanto la legalizzazione della cannabis? Negli ultimi anni, questa battaglia è diventata un vero e proprio motivo di accesi scontri fra i partiti, che hanno strumentalizzato la cannabis per ottenere consensi e voti da parte delle classi più vetuste del Paese, andando così a surclassare il tentativo di legalizzazione.

Come però è stato ben dimostrato dal Movimento 5 Stelle, ci sono dei coni d’ombra sottovalutati da tutti color che, al momento, preferiscono che la cannabis resti nell’ombra.

Infatti, il fatto che la cannabis non venga legalizzata, non impedisce la vendita e lo “spaccio”, per un commercio che supera l’80% di ciò che la giustizia riesce a monitorare. Sarebbe a dire che, non rendendo legale la cannabis, il rischio è quello di favorire un mercato illecito che, comunque, è già fortemente attivo e non controllabile.

La legalizzazione, in tal senso comporterebbe quindi una sonora presa di coscienza su questo cono d’ombra, che potrebbe anche essere gestito meglio, una volta avvenuta la legalizzazione della cannabis.

Le vittorie del passato: la cannabis come droga leggera

In virtù di questo momento storico, in cui tutto, in pochi mesi, potrebbe essere ridiscusso, dobbiamo comunque ricordare le piccole quanto grandi vittorie ottenute a favore della cannabis, che, fino a pochi anni fa, era ancora considerata una droga pesante.

Alla luce delle vittorie più recenti, quindi, possiamo dire che, in attesa che la nuova normativa porti i suoi frutti, possiamo constatare i passi fatti in passato, e la relativa normalizzazione (seppur graduale) sul dibattito.

Tentativo dopo tentativo, il passaggio più importante non è solo quello di depenalizzare la cannabis, ma è anche quello di approdare alla sua coltivazione in modo ridotto, certo, ma possibile. Questo consentirebbe di portare il tema ad una stabilità sociale, fatto che andrebbe a rompere il pessimo tabù che vige in materia.

La fatica più grande, che di certo si gioca tra una depenalizzazione e l’altra, è soprattutto l’ottenimento di questo cambio di registro e di sguardo sulla cannabis stessa. Ed è questo, anche, l’obiettivo più alto che si propone di raggiungere la nuova normativa.

Le vittorie del passato, finora, restano due: la cannabis, depenalizzata da droga pesante, a droga leggera, e la conquista della canapa leggera. Se è vero che si tratta di piccoli e timidi passi, non possiamo che sperare che, sull’onda delle precedenti vittorie, ora venga approvata la nuova normativa a favore della cannabis.

Più strutturata, ma sono cambiati i tempi

Qual è, infine, la vera sfida che dovrà superare la normativa presentata alla Camera il 30 giugno 2022. Di certo, le nuove elezioni hanno aperto una stagione in cui, per la democrazia, barcollano le certezze.

Ecco perché, con la vittoria di Giorgia Meloni, la nuova normativa a favore della Cannabis, potrebbe avere dei bruschi rallentamenti. Se non sono bastate 600.000 firme, a febbraio 2022, da parte dei cittadini italiani, ci domandiamo ora che cosa possa servire, per dare finalmente il via libera alla vera e propria legalizzazione.

Con la nuova normativa, quindi, avrebbe pieno campo il discorso della detenzione, come quello della coltivazione. Oltre alle depenalizzazioni, quindi, verrebbe messo in campo un nuovo atteggiamento culturale, questa volta a favore dell’uso personale di canapa.

La difficoltà, appunto, resta quella di un Governo principalmente di destra, che da anni fa lotta aperta all’utilizzo della Cannabis. Non fa mistero il fatto che, all’epoca della repressione fascista, la cannabis venne chiamata “la droga dei negri” e fu ampiamente bandita come contaminatrice della purezza della razza.

Mentre tutto sembra spingere verso il ritorno di un Medioevo culturale, quindi, ciò che conta è che la nuova normativa non venga stritolata nella morsa dei governi di destra. Non ci resta che sperare che la cannabis possa trovare davvero terreno fertile, all’interno della politica italiana.

Di certo, la strada della legalizzazione non contempla passi indietro, ma solo una costante battaglia per l’ottenimento della corretta regolamentazione. Oggi, i partiti che portano aventi questa lotta, sono Movimento 5 Stelle ed il centrosinistra, che tengono duro ormai da generazioni, nonostante le censure.