La cannabis e la mancanza di una normativa italiana

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L’Italia è uno dei tanti Paesi in cui, il discorso legalizzazione cannabis, è ancora un tema ostico. Purtroppo, la normativa italiana si è dimostrata ampiamente incoerente e ferma a stereotipi obsoleti.

Oggi dedichiamo quindi un approfondimento a riguardo, per capire come questa pianta, dalle proprietà benefiche ormai più che riconosciute, trovi ancora terreno poco fertile in Italia.

Le strumentalizzazioni politiche non sono mancate, nel tempo, e vale la pena ripercorrere le tappe della canapa, per intendere come mai, nel nostro Paese, il tema “legalizzazione” sia ancora in alto mare.

Partiamo subito dicendo che, al momento in Italia, la cannabis contenente THC superiore allo 0,5% viene considerata illegale. La politica italiana ha spesso paragonato la cannabis a droghe pesanti, come l’eroina, confondendo le acque, in termini di informazioni.

Tutto ciò, di certo, non ha agevolato l’inserimento della cannabis nel Paese, attraverso una valida normativa, che ancora latita.

I primi proibizionismi, in Italia

Chi crede che la cannabis stia avendo vita difficile solo in questo ultimo periodo, si sbaglia di grosso. Lo stigma nasce molto tempo fa, e dobbiamo ripercorrere gli anni del fascismo per andare a cogliere le origini della prima azione proibizionista contro la canapa.

Infatti, negli anni ’30, la cannabis venne addirittura definita come “nemico della razza”. Il fascismo e il nazismo la soprannominarono, addirittura “la droga dei negri”. Che periodi oscuri, si legano alla storia delle cannabis, che bene dipingono la grettezza dell’uomo di fronte ai benefici della natura

Ma chi fu il primo a portare alla ribalta la canapa, mettendola proprio al centro del dibattito della politica italiana? Il primo a pestare i piedi contro il proibizionismo fu Marco Pannella, che aiutò ad ammorbidire la pesantezza delle leggi proibizioniste presenti nel 1976.

Praticando la disobbedienza civile (di Gandhi) Marco Pannella si oppose in modo drastico alla legge più severa d’Europa, in materia di droghe, riuscendo a conquistare la depenalizzazione di quelle che allora (ma tristemente, ancora oggi) venivano chiamate droghe leggere.

Manifestando per la depenalizzazione della cannabis, nel 1975, Pannella si fece addirittura arrestare, dicendo di aver fumato uno spinello.

Se è vero che oggi la situazione è diversa, non possiamo dire che l’Italia, in termini di normativa, abbia fatto dei passi avanti.

Le leggi a favore della coltivazione, in Italia

Al momento, la legge numero 242 del 2 dicembre 2016 è quella che promuove la coltivazione della canapa per incentivare il miglioramento del suolo, ma non ha nulla a che vedere con la vendita per scopo ricreativo. Si parla infatti di agricoltura.

Tant’è che, volendo citare nello specifico le parti del testo di legge si apprende che:

 « Il sostegno e la promozione riguardano la coltura  della  canapa finalizzata: alla coltivazione e alla trasformazione,(…)all'incentivazione  dell'impiego  e  del  consumo  finale  di semilavorati  di  canapa  provenienti  da  filiere   prioritariamente locali(…)allo  sviluppo  di   filiere   territoriali   integrate   che valorizzino i risultati della  ricerca  e  perseguano  l'integrazione locale e la reale sostenibilità economica e ambientale d)  alla  produzione  di  alimenti,  cosmetici,   materie   prime biodegradabili e semilavorati innovativi per le industrie di  diversi settori (…) alla realizzazione di opere  di  bioingegneria,  bonifica  dei terreni, attività didattiche e di ricerca.»

Nello specifico, il testo di legge dichiara fin da subito, e apertamente, che sono escluse dalla coltivazione tutte quelle piante contenenti un livello di THC tale per cui la pianta possa essere annoverata come stupefacente

La regolamentazione della cannabis ha subito un drastico ammortizzamento del THC, a favore di quella che – più comunemente – viene chiamata canapa legale o cannabis light.

Il “consumo” – meglio, l’acquisto – è strettamente personale, e ad ogni modo, non è nemmeno semplice, per la stessa canapa light, sopravvivere allo stigma della disinformazione.

La legalizzazione della cannabis

Purtroppo, ancora oggi, nel parlare di legalizzazione non possiamo dire che questa sia a pieno regime. Infatti, con la legge 242, viene solo dato il permesso di coltivare una tipologia di canapa light. Questa marijuana ha un livello di THC che corrisponde allo 0,6%.

Si tratta quindi di un uso votato solamente al consumo alimentare, o al consumo personale, ovvero ricreativo, e che è depotenziato da tutti gli effetti della cannabis. La normativa italiana, però è alquanto contraddittoria.

Nel testo di legge, infatti, non è espressamente vietato l’uso ricreativo della canapa light, quindi, come per legge, è possibile utilizzarla ad uso personale.

La normativa del 2016 ha esteso la possibilità di coltivare un numero di piante non per forza regolamentato, quindi non standard, ma ha obbligato i coltivatori a rispettare un certo livello di THC, al fine di far rientrare la propria coltivazione nella tipologia di canapa light.

Da qui, infatti, ecco il veto di non oltrepassare il livello di 0,5%. Ma, se allo stesso tempo la cannabis light non è vietata, non possiamo certo dire che sia incentivata. Anzi. Tant’è che, anche nel consumo, ovvero tra vendita e acquisto, i commercianti e gli acquirenti si trovano a dover utilizzare escamotage linguistici che non “incentivino” al fumare cannabis.

Cosa vieta la Cassazione, in fatto di cannabis

Ancora oggi, quindi, la regolamentazione della cannabis soffre di gravi compressioni e standard. In tal senso, la Cassazione considera come totalmente vietata tutta quella canapa che ha un contenuto di THC superiore allo 0.5%.

Va detto che, in passato, la grande conquista della cannabis è stata quella di passare dall’essere vista come una droga pesante, al diventare una droga leggera. Per questo passo dobbiamo dare il merito alla revisione di una legge ingiusta, come quella Fini-Giovanardi.

Questa legge, infatti, considerava la cannabis al pari dell’eroina, con un ammontare di sanzioni e provvedimenti decisamente pesanti

Oltre la legge Fini-Giovanardi

Ma, dopo questo passo, la normativa italiana sembra avere avuto una battuta d’arresto, escludendo la legge 242 del 2016. Non siamo riusciti, come Paese, ad andare più in là della mera divisione tra droghe leggere e droghe pesanti.

Ma, se la cannabis viene proposta al commercio come un prodotto agricolo, come se ne dovrebbe fare uso? Appunto, ecco che si entra nel ginepraio della legge, che non ne contempla il fumo, ma ne incentiva l’acquisto come pianta, in sé e per sé.

Secondo la legge, quindi, il fatto di fumare canapa violerebbe il consumo della stessa. L’utilizzo non è da farsi previa combustione, secondo i decreti. L’utilizzo lecito è quello alimentare, e quello decorativo. Ma, ancora latita una vera legalizzazione al suo fumo.

Tutti i dettagli della coltivazione della cannabis

Al momento, per quel che concerne la coltivazione, possiamo dire che c’è un ampio affiancamento delle aziende o delle attività che decidono di avviare la piantagione, piccola o grande, di canapa sativa.

Il principale motivo per cui creare una piantagione di canapa, secondo la legge, dovrebbe essere quella della bonifica dei terreni, o della produzione delle fibre di canapa.

Certo, è vero che attraverso la coltivazione di canapa è possibile depurare intere aree inquinate, chiaramente nel giro di decenni. Ma, allo stesso tempo, rilegare la coltivazione all’uso meramente agricolo implica, da parte della normativa italiana, la messa in atto di un terribile escamotage che ne evita la vera e propria legalizzazione.

Se la coltivazione della cannabis è eccellente anche per la produzione delle fibre in canapa, allo stesso tempo, infatti, in Italia viene del tutto bypassata la funzione ricreativa.

Per farla breve, quindi, la cannabis per uso ricreativo è ancora considerata del tutto illegale. E, se guardiamo allo scopo terapeutico della marijuana, non possiamo dire che l’Italia abbia fatto passi da gigante.

La cannabis, per uso terapeutico

La cannabis ad uso terapeutico ci porta ad affrontare tutto un altro mondo. Infatti, l’uso della cannabis, per scopi terapeutici, è contemplato dal Governo italiano. Ma, anche in questo ambito, non bisogna credere che tutto sia così facile.

L’Italia, infatti, ricalca in un certo senso la tendenza di molti altri Paesi europei, dove, la cannabis per uso terapeutico, è concessa, sì, ma al contempo viene riservata a poche patologie.

In poche parole, non è infatti così semplice come si potrebbe credere l’accedere alle prescrizioni di farmaci a base di cannabis. La cannabis per uso farmaceutico, va detto, è molto diversa da quello che può essere utilizzato per scopo ricreativo.

Chi può avere accesso, quindi a quest’altra tipologia di cannabis, che è invece legale? In cima alla lista ci sono i malati di sla, tutti coloro che stanno attraversando dolori connessi alla patologia oncologica, le persone che stanno affrontando una chemioterapia, coloro che soffrono di glaucoma, e coloro che soffrono di Sindrome di Tourette.

Come per ogni medicini, serve chiaramente la prescrizione medica. Queste, che per certi versi possono sembrare delle piccole vittorie, dal versante della cannabis terapeutica, sono informazioni che andrebbero comunque messe in relazione a ciò che avviene nel resto del mondo dove, no, non è sempre ben accetta nemmeno la cannabis terapeutica.

Le prospettive future per la cannabis, secondo la normativa italiana

Nel 2019, il partito italiano che, più di tutti, ha portato avanti delle iniziative di legge a favore della cannabis, è stato il Movimento 5 stelle. L’esponente Matteo Mantero aveva già in passato presentato in Senato un nuovo DDL volto proprio alla legalizzazione della cannabis

Con il titolo “Disposizioni in materia di legalizzazione della Cannabis”, Mantero ha creato una proposta che è stata sottoscritta da ben oltre trentaseimila persone. Nel DDL, risalente al 2019, vengono affrontati tutti i temi cardine connessi alla legalizzazione.

Infatti, un altro aspetto su cui sarebbe tempo di fare luce, è proprio quella dell’autoproduzione. L’altro grande aspetto è la liberalizzazione, che contemplerebbe anche un uso non più esclusivamente connesso all’ambito “agricolo” o di produzione aziendale.

La proposta di Mantero, che andava a segnare nel tema dell’autoproduzione un punto cardine del proprio testo, voleva anche apportare delle migliorie all’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico.

Si trattava infatti di un DDL completo, sotto ogni punto di vista dell’impiego di canapa, e che poteva segnare un sonoro cambio di rotta all’interno della visione che il Paese ed il Governo hanno della cannabis. Ma i temi affrontati da Mantero sono stati davvero tanti, come anche le conseguenze del proibizionismo attuale.

La proposta: il DDL di Mantero

Ci sono altre interessanti constatazioni che, Mantero, ha saputo portare al Senato. Un punto non indifferente è quello connesso alle conseguenze dell’attuale repressione della cannabis. Scriveva Mantero:

«La repressione colpisce per quasi l’80% i consumatori di cannabinoidi, che risultano in aumento nonostante le politiche proibizioniste, evidentemente inefficaci sia nel fermare il consumo sia nel combattere la criminalità, che con l’aumento dei consumatori aumenta il suo mercato. Il Proibizionismo ha fallito il suo scopo ed è fallito nel suo metodo, come testimoniato anche dal rapporto internazionale della Global Commision On Drug Policy del 2014.»

Purtroppo, questo è un altro capitolo della Storia italiana legata alla cannabis a non essere andato a lieto fine. Ad oggi, infatti, la bocciatura segna ancora un punto dalla parte di un Paese che non vuole allargare la propria visione, per includere un cambiamento che è solo questione di tempo, avverrà.

La bocciatura dell’ultimo Referendum sulla Cannabis

Dopo la bocciatura dell’ultimo e recente Referendum è nata un’accesa disputa tra Giuliano Amato e il comitato che ha proposto lo stesso Referendum sulla cannabis.

La bocciatura del referendum, avvallato peraltro da oltre 350.000 firme, pare sia stata emessa per una errata interpretazione da parte della Corte costituzionale. Alle soglie del 2022, quindi, non possiamo ancora dire di essere arrivati al passo del cambiamento.

La bocciatura ha destato ampio dissenso anche da parte di tutti i cittadini aderenti alla raccolta firme. Insomma. Sembra sempre di essere agli sgoccioli di una nuova prospettiva che, per ora, è di certo frenata dai cavilli burocratici.

Mentre passano gli anni, nel resto d’Europa si manifestano vere e proprie lezioni, strade da seguire, come quella testimonianza che ci sta lasciando il Lussemburgo. Se la normativa italiana sembra fare di tutto, per costruire ostacoli alla legalizzazione, non è comunque ancora detta l’ultima parola.

Sono sempre di più, infatti, i partiti politici che stanno dimostrando sostegno al tema, e che – un passo alla volta – stanno incrinando i dogmi di un’Italia arcaica, che ha fatto il suo tempo. Non ci resta che confidare nella perseveranza.