Dallo spazio al mercato a cinque punte: così Amazon punta sulla cannabis

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Il 20 luglio, anniversario dello sbarco sulla Luna, Jeff Bezos è salito a bordo di una navicella e ha trascorso dieci minuti oltre l’atmosfera terrestre inaugurando il nuovo “turismo spaziale”. Ora, il magnate di Amazon allarga ulteriormente i suoi orizzonti e punta al mercato della cannabis

Il sostegno di Amazon al MORE Act e le nuove politiche interne dell’azienda 

Passata in secondo piano rispetto al lancio oltre l’atmosfera terrestre, l’entrata del gigante dell’e-commerce nel mondo della cannabis è avvenuta il 1 giugno 2021, anche se per l’ufficialità si è dovuto aspettare la seconda metà di luglio. In quella data, infatti, Amazon è diventata l’azienda più grande e più diffusa al mondo a sostenere il MORE Act e la fine del proibizionismo federale legato alla cannabis negli Stati Uniti partendo dalle politiche interne dell’azienda. L’annuncio è stato dato attraverso il sito ufficiale Aboutamazon.com

“Oltre a modificare la nostra politica sulle attività di riposo stiamo adeguando la nostra politica sui test antidroga”, si legge nel comunicato pubblicato sul sito il 2 giugno. “In passato, come molti datori di lavoro, abbiamo dequalificato il personale in Amazon nel caso fosse risultato positivo all’uso di cannabis. Tuttavia, dato che le leggi statali statunitensi si stanno evolvendo, abbiamo deciso di cambiare rotta. Non includeremo più la cannabis nel nostro programma completo di screening antidroga per qualsiasi posizione non regolamentata dal Dipartimento dei trasporti e la tratteremo, invece, come l’uso di alcol. Continueremo, tuttavia, a eseguire controlli di compromissione sul lavoro e testeremo tutte le droghe e l’alcol dopo qualsiasi incidente. E poiché sappiamo che questo problema è più grande di Amazon, il nostro team di politiche pubbliche sosterrà attivamente il Marijuana Opportunity Reinvestment and Expungement Act of 2021 (MORE Act), una legislazione federale che punta a legalizzare la cannabis a livello federale, cancellando i precedenti penali e investendo nelle comunità coinvolte. Ci auguriamo che altri datori di lavoro si uniscano a noi e che i politici agiscano rapidamente per approvare questa legge”. 

A questo si aggiungono i fatti concreti. Con la seconda metà di luglio, infatti, il colosso di Seattle si è ufficialmente iscritto nel registro dei lobbisti per le leggi relative all’Equality Act (H.R. 5 / S. 393), il Justice in Policing Act (H.R. 1280), e la riforma della cannabis, compreso il MORE Act del 2021, come riportato dal sito Cannabis Wire.

L’importanza della decisione presa da Amazon 

Considerata la sua disponibilità economica, la decisione presa dall’azienda di Bezos potrebbe portare a un mutamento più repentino rispetto al previsto dal punto di vista legislativo grazie alle attività lobbistiche in favore della legalizzazione e grazie al sostegno delle eventuali campagne pubblicitarie lanciate a favore del MORE Act. 

Non solo, con questa decisione, Amazon pone anche le basi per un’eventuale entrata futura nel mercato internazionale legale della cannabis, mercato che, secondo un rapporto pubblicato da Grand View Research, potrebbe raggiungere i 70.6 miliardi di dollari entro il 2028. Nonostante le previsioni, attualmente i rappresentanti della società negano però questa possibilità, ma mai dire mai.