Il Messico pone fine al proibizionismo: i giudici si sostituiscono alla politica

Messico legalizzazione

A inizio 2021 il Messico si avviava verso la legalizzazione della cannabis per via politica, con un disegno di legge che avrebbe potuto trasformare il Paese nel terzo stato al mondo ad autorizzare la coltivazione, la vendita e il consumo della cannabis all’interno dei suoi confini. Dopo mesi, però, la situazione non si è sbloccata e il disegno di legge si è arenato spingendo i giudici a sostituirsi alla politica. 

Messico: la decisione dei giudici a favore della legalizzazione

Alla fine di giugno, infatti, la Corte Suprema ha deciso di sbloccare la situazione stagnante creata dalla politica e ha dichiarato l’incostituzionalità generale del divieto di coltivazione, detenzione e consumo di cannabis grazie a una votazione storica che ha visto la maggioranza vincere con 8 voti a favore e 3 contrari. Ora la decisione dovrà essere messa in pratica e applicata anche in assenza di una legge firmata dal Parlamento che ne decida le modalità. 

Grazie alla decisione della Corte Suprema, ora i cittadini possono rivolgersi alla Commissione Federale per la Protezione contro i Rischi della Salute (Cofepris), ossia al dipartimento nazionale della salute, per richiedere un permesso per coltivare, raccogliere e possedere piccole quantità di cannabis per uso personale, quantità che possono raggiungere un massimo di 28 grammi a persona. Fondamentale per rimanere nella legalità saranno l’evitare l’uso e il consumo di cannabis in presenza di bambini e prima di mettersi al volante e l’evitare attività potenzialmente pericolose, per sé e per gli altri, quando si è sotto l’effetto della sostanza. 

Gli obiettivi della legalizzazione

Con questo cambio di rotta storico, quindi, il Messico si apre al mercato a 5 punte con un triplice obiettivo: ridurre drasticamente il traffico illegale della cannabis e il potere del narcotraffico; diminuire la pressione sul sistema carcerario nazionale, andando a svuotare le prigioni dai piccoli spacciatori e dai consumatori illegali detenuti; e sfruttare il potenziale economico della pianta, che permetterebbe di incassare ingenti imposte e creare oltre 50 mila posti di lavoro.

Tra nuovi posti di lavoro, entrate dirette e indirette, con la legalizzazione il Messico — che conta oltre 88 milioni di adulti e, quindi, di possibili consumatori — diventerebbe una vera e propria potenza verde e sarebbe il primo mercato della cannabis al mondo per dimensioni con un valore che supererebbe i 2 miliardi di dollari.

I prossimi passi da compiere

Nonostante la storicità della decisione della Corte Suprema messicana, il percorso verso una legalizzazione ufficiale e per via politica non si ferma qui. 

I sostenitori della legalizzazione, infatti, sottolineano l’importanza di approvare rapidamente, attraverso i legislatori, una legge per implementare un sistema completo di vendite legali e regolate. A livello economico, invece, gli antiproibizionisti ribadiscono la necessità di stabilire un mercato equo e che affronti i danni della criminalizzazione sia a livello economico che a livello sociale, tra questi ultimi soprattutto il grave impatto che il mercato illegale ha sulle minoranze etniche e sulla libertà personale degli individui e dei contadini attualmente entrati nell’orbita del narcotraffico.

Tali necessità erano emerse anche nel novembre 2020, quando le associazioni per la legalizzazione della cannabis avevano protestato di fronte al Senato di Città del Messico chiedendo di essere ascoltate e di modificare la nuova legge al vaglio, che presentava, già qualche mese fa, numerosi punti critici. Oggi, con il via libera alla legalizzazione da parte della Corte Suprema, il dibattito si riapre, ma con una nuova prospettiva.

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