La legalizzazione della cannabis non fa aumentare il consumo tra i giovani, i dati ufficiali

Legalizzazione cannabis giovani

La legalizzazione della cannabis non fa aumentare il consumo tra i giovani. L’ulteriore conferma arriva dal National Center for Education Statistics (NCES) del Dipartimento dell’Educazione degli Stati Uniti. Ecco i dati ufficiali dello studio.

Consumo di cannabis tra i giovani: lo studio del National Center for Education Statistics

Dopo lo studio pubblicato sulla rivista accademica JAMA Network, che aveva studiato i comportamenti degli studenti delle scuole superiori dal 1993 al 2017 e aveva dimostrato come il consumo di cannabis da parte degli adolescenti fosse diminuito quasi del 10% con la legalizzazione, dagli Stati Uniti arriva una nuova conferma.

Questa volta a presentare il nuovo studio intitolato “Marijuana Use and Illegal Drug Availability” che punta a sfatare il mito portato avanti dai proibizionisti è un rapporto federale, quello del National Center for Education Statistics (NCES) del Dipartimento dell’Educazione degli Stati Uniti, che ha analizzato i sondaggi tra i giovani studenti delle scuole superiori in un periodo compreso tra il 2009 e il 2019.

La scelta dell’arco temporale non è casuale e rende la ricerca molto più significativa rispetto a quella precedente pubblicata su JAMA Network. Nel 2009, infatti, la cannabis non era autorizzata per l’uso ricreazionale in nessuno dei territori federali statunitensi e solo poco più di una decina di stati aveva legalizzato l’utilizzo a scopo terapeutico; per la legalizzazione ricreazionale bisogna aspettare il Colorado, apripista nel 2014 e oggi Stato alla guida del mercato a cinque punte a stelle e strisce con il record di 22 miliardi di vendite annuali, primato che potrebbe superare nel 2021. 

I risultati dello studio

Secondo lo studio, nel 2009 il 21% degli studenti delle scuole superiori aveva confermato il consumo di cannabis negli ultimi 30 giorni prima del sondaggio, mentre nel 2014 la percentuale era salita di appena un punto raggiungendo il 22%. A rendere ancora più significativi i dati presentati è il fatto che la più alta percentuale di utilizzo e del consumo di cannabis nei 30 giorni precedenti al sondaggio sia stata registrata nel 2011, quando ancora il consumo ricreazionale non era legale in nessuno Stato a stelle e strisce. 

Non solo, secondo il report del NCES, che come il precedente si basa sui valori raccolti attraverso gli Youth Risk Behaviour Surveys (YRBS), ossia le indagini biennali americane promosse dalle agenzie governative e dedicate ai rischi per la salute degli adolescenti,  “tra il 2009 e il 2019 non è stata riscontrata una misurabile e significativa differenza nella percentuale di adolescenti che ha affermato di essere entrata in possesso della cannabis all’interno dell’ambiente scolastico”.

I dati sono confermati anche dai sondaggi condotti dai Centers for Disease Control and Prevention, secondo i quali il consumo tra gli studenti delle scuole superiori è diminuito durante gli anni di punta della legalizzazione statale della cannabis ricreativa. A questo si aggiungono i dati raccolti in Colorado dal White House Office of National Drug Control Policy’s National Marijuana Initiative che ha registrato invece un calo dei consumi. 

Non cresce il consumo di cannabis tra i giovani: le possibili ragioni secondo Washington

Secondo il National Center for Education Statistics una delle ragioni che hanno portato a una stabilità dal punto di vista dei consumi è stata l’istituzione di un mercato regolamentato, che prevede limiti di età e la presentazione di un documento di riconoscimento e che crea ulteriori barriere tra i minorenni e la cannabis. 

A questo si aggiunge quella che è stata definita una “perdita di appeal”. In molti di casi, infatti, l’utilizzo ricreativo della cannabis tra i giovani è spesso legato al mettere in atto comportamenti sociali considerati devianti o problematici per definire il proprio status, oltre che per una costante ricerca di attenzioni. La legalizzazione, invece, elimina il “fascino del proibito” nonché l’opportunità di sfidare l’autorità, sia essa genitoriale o statale.

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