Il settore della cannabis è in continua crescita e i lavoratori statunitensi migrano dalle altre industrie

Settore della cannabis USA

Il settore della cannabis accoglie i lavoratori che hanno perso l’impiego a causa della pandemia o che desiderano cambiare lavoro dopo l’emergenza sanitaria. Succede negli Stati Uniti, dove l’industria legata alla pianta, dalla sua lavorazione e alla produzione dei derivati, ha accolto circa 321.000 nuovi lavoratori con una crescita del settore del 32% rispetto allo scorso anno. Ecco la situazione più nel dettaglio.  

La crescita del settore della cannabis negli USA

Quello della cannabis è un settore che cresce a vista d’occhio, soprattutto negli Stati Uniti, dove la legalizzazione federale sembra sempre più vicina. Basti pensare al recente caso dello stato di New York, dove è appena stato presentato un progetto di trasformazione di un’ex prigione federale convertita in centro di produzione per la cannabis che, oltre a riqualificare un terreno abbandonato, darà lavoro a oltre 150 persone ponendosi come modello da seguire per il tutto il Paese. 

Non solo New York. Secondo i dati diffusi nel Leafly Jobs Report prodotto in collaborazione con Whitney Economics, il settore della cannabis nel 2020 ha assunto circa 80.000 nuovi lavoratori in tutti gli Stati Uniti, più del doppio rispetto all’anno precedente. Inoltre, nel 2021, le stime parlano di circa 321.000 cittadini statunitensi impiegati nel settore, pari quindi al 32% in più rispetto allo scorso anno. Sono proprio questi dati a rendere quello della cannabis legale uno dei settori in più rapida crescita negli Stati Uniti. Questi dati sono ancora più significativi se paragonati a quelli di altri mestieri: il numero dei lavoratori, infatti, supera quello dei dentisti, dei paramedici o degli ingegneri elettronici. 

Perché gli americani scelgono di lavorare nel settore della cannabis

La crescita è stata incentivata dalla pandemia. Pare, infatti, che lo scoppio dell’emergenza sanitaria abbia portato a un cambiamento generalizzato nelle vite degli americani, a partire dal lavoro. È sempre più alto infatti il numero di lavoratori che lascia il proprio impiego per dedicarsi a compiti con orari più regolari, maggiori benefici e opportunità di crescita: tutte domande alle quali può rispondere il settore della cannabis. 

Anche se la paga media spazia dai 12 ai 15 dollari l’ora — in linea con la maggior parte dei lavori legati alla vendita al dettaglio —, infatti, entrare nel settore della cannabis garantisce un ritmo di crescita e un avanzamento di livello più rapido. Secondo le stime, infatti, i lavoratori di primo livello passano spesso a posizioni più specializzate e, di conseguenza, meglio pagate, in meno di un anno, cosa che attualmente non avviene in nessun altro settore. 

Dal punto di vista degli orari, inoltre, l’industria della cannabis è diventata un faro nel buio dando nuove opportunità ai lavoratori impiegati nella vendita al dettaglio, dove i turni di 10 ore si estendono spesso a 12 o 13 ore e, il tutto,  senza il pagamento degli straordinari. 

I prossimi passi da compiere nel settore

Ora, con uno sviluppo così rapido, servono anche rapide tutele. I gruppi per i diritti dei lavoratori, infatti, stanno premendo per una più ampia sindacalizzazione nell’industria della cannabis, definendo questo un momento critico per fissare le regole e le garanzie relative a posti di lavoro ben pagati e con tutele adeguate. Con le giuste politiche, infatti, l’industria potrebbe diventare una pipeline per posti di lavoro della classe media, proprio come lo era l’industria manifatturiera qualche decennio fa. 

“È così raro avere l’opportunità di plasmare un’industria sin dal suo inizio”, ha affermato David Cooper, analista dell’Economic Policy Institute. “C’è l’urgenza di stabilire dei guardrail ora, per lavori ben pagati e della classe media, prima che la cannabis sia legalizzata a livello federale e decolli davvero. In caso contrario, questi lavori potrebbero rapidamente iniziare ad assomigliare a quelli esistenti nel settore della vendita al dettaglio e dell’agricoltura, che spesso sono tra i peggiori in termini di paga e orari”.