Sta per arrivare il social network della cannabis

Social network della cannabis

È in arrivo il social network della cannabis: la piattaforma nasce dalla collaborazione tra Weedmaps e il rapper Berner in risposta ai blocchi imposti dagli altri giganti del web. Ecco tutti i dettagli.  

Il social network della cannabis: il progetto

Weedmaps, società fondata nel 2008 e oggi principale fornitrice di tecnologie e infrastrutture software per l’industria della cannabis, e il rapper californiano Berner, da anni attivo nel settore nel quale ha dato vita a un impero di oltre mezzo miliardo di dollari, hanno unito le forze per creare e lanciare un social network pensato appositamente per la cannabis. Il progetto, in cantiere dal 2014 e che dovrebbe chiamarsi Marijuana.com, è nato in risposta alla cancellazione di post, pagine e profili di brand e di utenti sulle principali piattaforme attualmente esistenti, Instagram e Facebook in primis. Secondo i due giganti di Meta, i contenuti condivisi e i profili bloccati ed eliminati violavano le norme della community. Anche per questo, l’annuncio del progetto è arrivato via Twitter, dove la nuova piattaforma è stata definita come “a new cannabis-friendly social platform”.

“Entrambi i social network [n.d.r. Facebook e Instagram] considerano la cannabis una ‘droga’ e molte aziende del settore hanno perso account e follower preziosi a causa di questa repressione”, si legge il comunicato stampa congiunto rilasciato da Weedmaps e Berner. Un destino, questo, che è toccato anche allo stesso Berner quando i suoi account aziendali sono stati cancellati da Instagram nonostante il suo brand, Cookies, abbia sede a San Francisco, in California, dove la commercializzazione e il consumo sono legali. “Sono stato abbastanza fortunato da riavere il mio account, ma molti altri membri della comunità non sono stati così fortunati. Questa comunità è speciale per me, crediamo in questa pianta e ora Marijuana.com si unirà e unirà la nostra gente”, ha spiegato l’artista. 

Secondo le notizie più recenti, il nuovo social network includerà un sistema di valutazione e revisione “Powered by Weedmaps.com” per varietà, negozi e dispensari, ma anche marchi, artisti e consumatori potranno creare i propri profili gratuiti e pubblicare contenuti relativi alla cannabis senza paura della censura. A Berner spetterà il ruolo di direttore esecutivo, oltre che di ambassador per il marchio Weedmaps.

Il nuovo social network dovrebbe nascere nei prossimi mesi e sarà disponibile al link Marijuana.com, che attualmente rimanda al sito di Weedmaps.

Cannabis e censura: i limiti dei social network

Nonostante la continua crescita dell’industria della cannabis — che solo negli Stati Uniti nel 2021 ha accolto circa 321.000 nuovi lavoratori con una crescita del settore del 32% rispetto allo scorso anno — e la progressiva legalizzazione non solo oltreoceano, ma anche in Europa, il mercato è ancora limitato dagli algoritmi e dalle policy dei principali social network, Instagram e Facebook in primis. 

Le piattaforme, infatti, non sembrano stare al passo e spesso silenziano, rimuovono o bloccano i contenuti e i profili (di privati, ma anche di aziende) che puntano sui due social network per promuovere la propria attività anche nei Paesi dove il consumo è legale. La motivazione? I post e le pagine vanno contro le norme della community e promuovono il consumo di droga. 

Nella pagina dedicata alla normativa di Instagram si legge infatti: “Instagram non consente alle persone o alle organizzazioni di usare la piattaforma per pubblicizzare o vendere marijuana, indipendentemente dal Paese del venditore. La nostra normativa proibisce a qualsiasi venditore di marijuana, compresi i dispensari, di promuovere la propria attività fornendo informazioni di contatto come numeri di telefono, indirizzi e-mail, indirizzi fisici o usando la tab ‘Contattaci’ presente negli Account di Instagram Business. Tuttavia, consentiamo loro di includere un link al sito web nelle informazioni della biografia.

Il caso Cannaclusive

Uno degli ultimi casi — oltre che uno dei più emblematici — è quello che ha coinvolto lo scorso giugno la statunitense Cannaclusive, realtà nata come rappresentante delle minoranze consumatrici di cannabis e che ha come obiettivo il facilitare la comunicazione tra i marchi e il diversificato pubblico della cannabis per andare contro la stigmatizzazione. Una comunicazione che però, apparentemente, non può avvalersi dei social firmati Meta. 

Kassia Graham di Cannaclusive ha affermato che il ban dello scorso giugno — che si è fortunatamente concluso con il ripristino degli account — non è stato il primo e che l’azienda ha avuto problemi sin dal lancio avvenuto nel 2017.