Svizzera e cannabis: lo Stato si prepara alla legalizzazione pilota

Svizzera e cannabis

La Svizzera si prepara alla legalizzazione pilota della cannabis. La storica votazione a favore della proposta ha coinvolto la Commissione Sanitaria Svizzera della Camera e il Consiglio Nazionale Svizzero, ora il testimone passa al Consiglio degli Stati. 

La posizione della Svizzera sulla cannabis

Si è svolto venerdì 30 aprile l’incontro tra la Commissione Sanitaria Svizzera della Camera e il Consiglio Nazionale Svizzero per la votazione sulla legalizzazione pilota della cannabis. Il risultato ha dato un primo via libera alla proposta con 13 voti a favore, 11 contrari e un’astensione e ora la storica decisione è passata in mano al Consiglio degli Stati, al quale spetta la deliberazione definitiva.

Con l’approvazione su tutti i fronti, la Svizzera potrebbe diventare il primo paese del continente europeo a dare vita a una filiera legale per uso adulto e a controllare e depenalizzare la produzione e il commercio della canapa proteggendo così anche i consumatori più giovani.

L’avvio della legalizzazione pilota andrebbe ad affiancare e a superare alcune delle normative già in vigore. In Svizzera, attualmente, è infatti possibile vendere e coltivare cannabis in casa, purché si tratti di cannabis light depotenziata con un contenuto di THC, quindi, inferiore all’1%. Già da tempo, invece, è stata abolita l’azione penale per il possesso di piccole quantità — che rimane attiva però per i cittadini minorenni, che vengono poi perseguiti secondo il codice penale minorile —, oggi sostituita da una multa di 100 Franchi in caso di possesso sotto i 10 grammi. 

Gli obiettivi della legalizzazione pilota

Secondo le stime e gli studi condotti dall’Ufficio Federale Svizzero della Salute Pubblica (UFSP), in Svizzera ci sono circa 500mila consumatori adulti di cannabis illegale.

In quest’ottica l’obiettivo della legalizzazione pilota è duplice: da una parte consentire a queste persone di uscire dall’illegalità e garantire loro maggiori certezze dal punto di vista della salute grazie a una filiera controllata e monitorata a livello statale; dall’altra offrire una base scientifica per la futura regolamentazione della cannabis grazie agli studi e alle ricerche già in corso e che continueranno andando però ad approfondire anche altri fronti, in primis quelli relativi agli effetti socio economici della legalizzazione. 

In termini di studi, dal 15 maggio è già stata data la possibilità di presentare all’Ufficio Federale Svizzero della Salute Pubblica la domanda per svolgere sperimentazioni pilota sul consumo di cannabis a scopi non medici; tali sperimentazioni possono essere promosse sia da realtà pubbliche che da realtà private, con la partecipazione di istituti di ricerca, autorità cantonali e locali e l’approvazione dell’UFSP.

Le ricerche legate alla legalizzazione pilota sarebbero inoltre la naturale prosecuzione di quelli attivate in seguito alla legge federale sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope approvata dal governo svizzero nel settembre 2020. Tale normativa, infatti, già consente una base giuridica per condurre sperimentazioni scientifiche pilota sulla cannabis, purché questa sia biologica, prodotta all’interno dei confini nazionali e non contenga un valore di THC superiore al 20%. 

La posizione dell’Ufficio Federale Svizzero della Salute Pubblica

La proposta di una legalizzazione pilota, però, non si è basata soltanto sugli obiettivi, ma anche su una riflessione generale e sull’analisi della situazione attuale. Secondo l’Ufficio Federale Svizzero della Salute Pubblica, infatti, i divieti attualmente in vigore sulla cannabis non sono di alcuna utilità per il paese, poiché, nonostante le normative, il consumo a livello nazionale è elevato, il mercato nero è in costante crescita e la sicurezza degli utenti non è garantita.

“Il divieto del consumo della cannabis, rispetto alle droghe legali, non verte su attuali ragioni scientifiche, tanto più che la nocività del tabacco e dell’alcool non è inferiore. Questa incoerenza morale e giuridica si giustifica sempre meno”, spiega Heinz Siegenthaler, il deputato che ha lanciato l’iniziativa parlamentare.

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