Delta-8: il cannabinoide che sta rivoluzionando il mercato

Delta-8

C’è un nuovo protagonista nel mondo a cinque punte: è il delta-8 THC, tetraidrocannabinolo simile al delta-9 THC, ma meno potente e molto meno conosciuto. Ecco di cosa si tratta. 

Che cos’è il delta-8 THC e le differenze con il delta-9 THC

Il delta-8-tetraidrocannabinolo, o più comunemente delta-8 THC, è un cannabinoide psicoattivo presente nella pianta della cannabis. Leggermente meno potente del ben più noto delta-9 THC (spesso noto semplicemente come THC), produce effetti psicologici e fisiologici piuttosto simili e presenta, qualitativamente parlando, le stesse proprietà antiemetiche, ansiolitiche, analgesiche e neuroprotettive. Simili, ma ugualmente meno potenti, sono anche gli effetti collaterali, come rossore agli occhi o bocca secca.

In particolare, il delta-8, esattamente come il delta-9, interagisce con il sistema endocannabinoide dell’organismo grazie alla struttura molto simile e al doppio legame chimico nella catena di atomi di carbonio che ne caratterizza la molecola. La differenza sostanziale si trova nel posizionamento di questo doppio legame: nel delta-8 si trova sull’ottavo carbonio, nel delta-9 sul nono. È questa dissomiglianza a influenzare il legame e gli effetti che il delta-8 ha sul sistema endocannabinoide e, di conseguenza, la potenza delle conseguenze psicoattive sull’organismo, dall’euforia al sollievo.

L’importanza della ricerca sul delta-8

Nonostante le prime ricerche sul delta-8 THC siano state fatte negli anni Quaranta del Novecento, questa componente non è mai stata studiata in maniera approfondita e, anzi, nella prima letteratura scientifica degli anni Sessanta è stata spesso indicata come “delta-6 THC”, una scelta che ha contribuito a distogliere l’attenzione su questo particolare cannabinoide concentrando gli sforzi sul delta-9 e sulla sua azione più incisiva nei confronti dell’organismo.  

Oggi, però, secondo quanto evidenziato dai dati raccolti da Headset, realtà leader nel mondo data & market intelligence specializzata nel mercato della cannabis, il delta-8 è diventato una delle componenti più desiderate dal mercato statunitense, con una crescita del +144% dall’aprile 2020 all’aprile 2021, ed è questo scenario, unito alla sempre maggior apertura a livello internazionale nei confronti della pianta e dei suoi utilizzi (terapeutici in primis), a richiedere un approfondimento anche in termini di ricerca. 

Delta-8 THC: il bisogno di una normativa  

Le nuove ricerche rappresenterebbero un passo fondamentale da compiere anche in vista di una normativa più precisa, attenta ed equa a livello internazionale. Basti pensare, infatti, che attualmente negli Stati Uniti, nonostante l’avvicinarsi della legalizzazione federale, la regolamentazione è ancora piuttosto confusa e il THC può essere estratto sia dalla canapa destinata all’uso industriale che dalla cannabis. Non solo, grazie al Farm Bill del 2018, le piante con valori di THC fino allo 0,3% possono essere legalmente coltivate e usate per le estrazioni in tutti gli USA, rendendo, di fatto, il THC legale anche negli stati in cui non lo sarebbe e lo stesso vale nello specifico per il delta-8, presente in molti prodotti, come edibles e liquidi per sigarette elettroniche, anche negli stati dove la cannabis è illegale.

Infine, la maggior parte delle regolamentazioni non differenziano tra delta-8 da delta-9 e a farlo sono solo poche eccezioni, come lo stato di New York, che lo ha espressamente vietato, o gli stati di Mississippi e Montana, che, invece, considerano illegali tutti gli isomeri e i derivati dei vari tipi di tetraidrocannabinoli, nessuno escluso.

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