L’uso della cannabis in tempi di guerra

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La storia degli stupefacenti, alcol compreso, è legata a doppio filo con quella dei grandi conflitti del Novecento, durante i quali i soldati si sono spesso rivolti a queste sostanze per superare ansia, paura, angoscia o traumi, per ridurre la fatica, per sopportare il dolore o per migliorare le performance sul campo. Ma qual è stato, in passato, il ruolo della cannabis in tempi di guerra

Sostanze stupefacenti in tempi di guerra: dalla Prima Guerra Mondiale al proibizionismo

Durante la Prima Guerra Mondiale i soldati si sono rivolti in particolare agli alcolici (birra, rum, brandy, vino o vodka, a seconda della disponibilità), seguiti da morfina e cocaina, sia prescritte dalle autorità militari che assunte senza particolari indicazioni. Estremamente ridotto, invece, il consumo di cannabis al fronte, limitato all’utilizzo medico per alleviare il dolore e a quello veterinario. Durante il conflitto, infatti, la cannabis veniva somministrata soprattutto ai cavalli seguendo le indicazioni del manuale “The Army Horse in Accident and Disease” (1909), nel quale si sosteneva apertamente l’uso della pianta come medicina per gli animali al fronte. 

Poi, però, arrivò il proibizionismo, sotto diversi punti di vista. Nonostante una prima convenzione internazionale sull’oppio fosse stata firmata il 23 gennaio 1912, il trattato divenne parte del diritto internazionale solo dopo il termine del conflitto mondiale, incorporato nel Trattato di Versailles, e chiedeva che le Potenze contraenti facessero “del loro meglio per controllare o far controllare tutte le persone che fabbricano, importano, vendono, distribuiscono ed esportano morfina, cocaina e i loro rispettivi sali, nonché gli edifici in cui queste persone compiono tale industria o commercio”. A questo, negli Stati Uniti, seguirono il proibizionismo legato alle bevande alcoliche, in vigore dal 1920 al 1933, e il Marihuana Tax Act firmato il 14 giugno 1937 dal presidente Roosevelt, che invece riguardava esplicitamente la cannabis. 

La Seconda Guerra Mondiale 

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale si presentò una situazione simile a quella già vissuta durante la Prima, anche se in cima alla classifica delle sostanze più usate comparvero le anfetamine, particolarmente diffuse tra le linee tedesche, dove, pare, i soldati riuscissero a marciare per 50 ora senza sosta; seguirono l’esempio Stati Uniti, Giappone e Gran Bretagna. Ma della cannabis al fronte ancora nessuna particolare traccia. 

Diverso, invece, l’atteggiamento nei confronti della canapa in generale e a raccontarlo è “Hemp for victory”, un documentario rilasciato nel 1942 dal dipartimento dell’agricoltura americano, nel quale si presenta la canapa come una pianta decisiva per le sorti della vittoria del conflitto. 

“La marina militare aveva bisogno di grandi quantitativi di canapa per la flotta di navi ed alcune parti degli equipaggiamenti. A quel tempo gli USA importavano la canapa dalle Filippine e il problema si concretizzò quando nel 1942 furono conquistate dal Giappone, che bloccò ogni esportazione della pianta”, si legge su Canapa Industriale. “Ecco spiegato il perché di questo documentario che contiene una vera e propria ode alla canapa e alle sue applicazioni, spronando i contadini affinché tornassero a coltivarla. Di questo filmato si era persa ogni traccia fino al 1989 e le stesse biblioteche del dipartimento dell’Agricoltura e del Congresso negavano che un simile film fosse mai stato fatto. Tuttavia due copie in VHS del film furono recuperate e donate alla Biblioteca del Congresso il 19 maggio 1989 da Mia Farrow, Carl Packard e Jack Herer”. 

La cannabis in tempi di guerra: il Vietnam

Dal punto di vista della cannabis tutto cambiò con la guerra del Vietnam che impegnò gli Stati Uniti dal 1 novembre 1955 al 30 aprile 1975. Durante il conflitto, infatti, più della metà delle forze armate statunitensi fumava cannabis e, soprattutto, il comportamento era spesso tollerato tra le truppe nonostante le regole in vigore in patria.

Una breve, ma significativa, tempesta mediatica si scatenò quando John Steinbeck IV, soldato al fronte e figlio del premio Nobel, scrisse un articolo per la rivista Washingtonian nel gennaio 1968, nel quale raccontava quanto fosse diffuso il consumo di cannabis tra i soldati. A questo, negli Stati Uniti, seguì la demonizzazione della cannabis negli anni Settanta e Ottanta, spesso relegata alle controculture giovanili.

Dal Vietnam a oggi: come la cannabis può aiutare i veterani

Da allora gli Stati Uniti hanno fatto molta strada e con l’avvicinarsi della legalizzazione federale il legame tra cannabis e guerra del Vietnam (ma anche con tutto il mondo militare) potrebbe rafforzarsi, ma per una buona causa. 

Nell’aprile 2021, infatti, alla Camera è stato presentato il Veterans Medical Marijuana Safe Harbor Act, una proposta di legge, disponibile anche sul sito del governo americano, che “consentirebbe ai veterani di usare, possedere o trasportare cannabis medica e di discutere l’uso della cannabis medica con un medico del Dipartimento per gli affari dei veterani”. Un piccolo passo che però potrebbe portare a un enorme cambiamento.